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12 Set
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Intervista all'autore - Anna Gargaro

 1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Sono nata in un piccolo paese in provincia di Bari quando ancora si viveva nella povertà, ma erano anni in cui c'era molta solidarietà e unione tra la gente. Come tanti bambini avevo molti sogni. Desideravo diventare una ballerina di danza classica, una scrittrice e una pittrice. Camminavo tutto il giorno sulla punta dei piedi e ad undici anni provai a scrivere il mio primo libro. Purtroppo la malattia di mia madre a cui seguì la morte quando era ancora molto giovane, mi portò a smettere di sognare. In parte ho costruito da sola quella che sono oggi.
Ho realizzato il mio sogno di diventare pittrice. Vivo molto in solitudine. Sono altamente empatica e faccio miei i pensieri e le sensazioni degli altri, per questo il contatto con la gente non sempre è positivo per me. In ogni caso, gran parte delle mie giornate le passo dedicandomi ai miei hobby e la solitudine non mi pesa per nulla. Non ho deciso di diventare scrittore. È stato qualcosa di naturale dal momento che faceva parte dei miei sogni sin da piccola.
 
2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Mi dedico alla scrittura di notte, quando finalmente ho del tempo per me stessa. Durante il giorno registro o scrivo appunti. Non avendo impegni, avrei scritto anche di giorno.
 
3. Il suo autore contemporaneo preferito?
Andrea Cammileri.
 
4. Perché è nata la sua opera?
Inizialmente avevo pensato di scrivere questo libro per regalarlo a mia figlia. Di seguito, è cresciuta in me una quasi necessità nel voler condividere con altri quello che ho compreso attraverso un percorso di introspezione durato più di sette anni. Siamo in un periodo di vita in cui è impossibile trovare il tempo per guardarsi dentro e riuscire a riflettere su cosa ci fa vivere male. Siamo prigionieri delle nostre stesse regole, dei nostri pensieri ripetitivi, della nostra stessa mente. Nel libro parlo di come la mente ci guida e ci fa agire senza rendercene conto. Parlo di quello che in parte ci rende prigionieri inconsapevoli. Di una nostra spiritualità. È un libro che spero possa portare gli eventuali lettori ad una riflessione attraverso il percorso del narratore, ed è nato con la speranza di dare risposte a chi come me, si è ritrovato o si ritrova a chiedersi: Chi sono? Perché sono qui? Esiste la vita dopo la morte?
 
5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Il contesto sociale in cui ho vissuto ha influito tantissimo. Sin da piccola, sembrava la solitudine fosse la mia unica compagna di vita. Questo mi ha dato modo di approfondire ogni mio pensiero, ma anche leggere, informarmi, analizzare, superare ogni mia difficoltà lavorando su me stessa a livello psicologico.
 
6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Sono convinta che scrivere racconti inevitabilmente la realtà o parte della personalità dello scrittore.
 
7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
Nel libro c'è molto di me.
 
8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?
No.
 
9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
La prima a leggerlo è stata mia figlia.
 
10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
In un'era così tanto tecnologica, penso di sì.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
La trovo un'idea eccezionale. Un'ulteriore aiuto per gli anziani che vivono sempre più in solitudine, per chi sfortunatamente è cieco, magari anche per chi non ha molta voglia e molto tempo per leggere.

 

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Giovedì, 12 Settembre 2019 | di @BookSprint Edizioni

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