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30 Gen
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Intervista all'autore - Andrea Dazzi

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Sono di Parma, ho viaggiato molto ma sono sempre rimasto nella mia città natale.
Non sono uno scrittore per scelta ma per necessità.
Come dico nel libro ho cominciato a scrivere o meglio a trascrivere per migliorare le mie capacità motorie e cognitive... per migliorare la memoria.
Quando non ricordi le cose diventi necessariamente eziologico.
Dal trascrivere si è arrivati a scrivere ma non mi reputo un scrittore... ho fatto un libro per dare un senso compiuto al mio lavoro e perché sono vanitoso e lo ammetto.
 
2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Un quarto d'ora o mezzora non tutti i giorni.
 
3. Il suo autore contemporaneo preferito?
Giulio Giacobbe, Sandro Veronesi, Diego De Silva, Michele Serra, Francesco Piccolo...
 
4. Perché è nata la sua opera?
Per problemi terapeutici, per migliorare la scrittura e la memoria.
 
5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Nulla.
 
6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Tutte e due le cose...  per capire le cose penso bisogna uscire dalle cose, per vedere bene un luogo bisogna vederlo dall'alto... da fuori, senza essere coinvolto direttamente.
 
7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
Niente e tutto.
 
8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?
Io.
 
9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
Ai miei amici che non sono sinceri, o troppo magnanimi o troppo critici.
 
10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
Purtroppo per me sì.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Le persone non vogliono faticare e non faticando per quello che hanno non lo apprezzano. No pain no gain.

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