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12 Dic
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Intervista all'autore - Luca Concilio

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Sono napoletano, e ritengo di avere due mentori a cui devo molto: la mia terra col suo background carico di poesia, ritmo musicale e cultura letteraria, e mio padre, Biagio, scrittore di libri di poesie, racconti e favole per bambini. Ero solo un ragazzino quando avvertivo un brivido ascoltando i testi di Fabrizio De André o di Mogol, e divoravo romanzi che prendevano vita nella mia mente e nel mio cuore.
Non credo di aver mai deciso di diventare uno scrittore e non credo di esserlo, ho soltanto deciso a un certo punto della mia vita di appoggiare la penna sul foglio e tirare fuori le tante emozioni che sentivo dentro.  È un modo per accorciare le distanze tra la realtà e il mondo dentro di me.
 
2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Non c'è un momento specifico, molto dipende dalla mia disposizione. Devo ammettere però che di notte ho scritto molte pagine del mio romanzo. Le notti "forse le cancellerai, forse le canterai", scriveva Guccini... aveva proprio ragione!
 
3. Il suo autore contemporaneo preferito?
Ho letto molto di Alessandro Baricco e alcuni suoi libri mi hanno emozionato. Trovo nel suo stile essenziale molte idee originali e profondi sentimenti.
 
4. Perché è nata la sua opera?
Volevo parlare un po' di me, mettendo insieme i momenti e le persone che hanno scandito il mio tempo. "Negli occhi di chi amiamo risiede la nostra anima", la frase che chiude il romanzo, esprime bene il concetto: c'è qualcosa di me in ogni personaggio dell'opera.
 
5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Come dicevo prima ha influito molto il contesto sociale in cui sono vissuto. A Napoli si respira poesia e ritmo musicale in tutti gli strati della società: dall'uomo di strada che improvvisa un teatrino quasi ogni giorno all'uomo letterato che cita Eduardo e Totò, dal ragazzo che imita Troisi e Siani alla ragazza che canticchia Quando di Pino Daniele.
 
6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Decisamente un modo per raccontare la realtà, la mia realtà, chiaramente, che poi diventa anche un modo per evadere dalla realtà. Ci sono realtà dentro di noi che facciamo fatica a tirare fuori o a palesare proprio perché troppo diverse dagli stereotipi a cui ci hanno sottoposto, a forza. Scrivere ci permette di rompere quel muro ed essere noi stessi.
 
7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
Molto, forse anche troppo. É fondamentalmente autobiografico. C'è quello che mi piace di me stesso e quello che non mi piace, la luce e l'abisso a confronto.
 
8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?
Tutte le persone che ho conosciuto e che hanno lasciato il segno sul mio cuore e lungo il mio tragitto. C'è un po' di loro nei vari personaggi del romanzo.
 
9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
A un amico, anche lui valido scrittore.
 
10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
Spero di no, perché per chi ama la scrittura tenere un libro tra le mani e sfogliarne le pagine, sentire l'odore tipico della carta, segnare le pagine sottolineando quello che ci ha emozionato, è una sensazione unica, inimitabile. Quando prendo tra le mani un libro letto in passato, ne sento l'odore e rivivo alcune emozioni vissute quando l'ho letto la prima volta! L'ebook non potrà mai trasmettere le stesse emozioni.
Però se avvicina i ragazzi alla lettura... che ben venga.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Stesso discorso dell'ebook comunque... "De gustibus non disputandum est".
 
 

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Mercoledì, 12 Dicembre 2018 | di @BookSprint Edizioni

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