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BookSprint Edizioni Blog

04 Mag
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Intervista all'autore - Mario Gesuino Brau

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Sono nato a Orotelli- un nome che deriva da Oro-Tellus- Terra d'oro - dato dai latini perché per via della sua grande produttività di grano, del quale gli antichi romani se ne appropriavano a piene mani. Avevo due anni quando i miei mi hanno "traslocato" in una "tenuta che avevano a circa 10 chilometri dal paese. Lì ho vissuto fino all'età di sedici anni, frequentando le "elementari" in una stazioncina ferroviaria (di Oniferi), in cui lo Stato aveva fatto ricavare una piccola stanza perché una povera (santa e paziente) maestra nuorese c'inculcasse nella mente "quel minimo d'italiano e di aritmetica" che ci potesse distinguere dalle pecore che, dopo la scuola, dovevamo accudire nel pascolo.
Infatti il romanzo inizia "aiò, Nanné pesandidhe"... (Nanné, in sardo é il diminutivo di Giovannino) che sarei io il giorno che abbiamo traslocato in campagna. Dunque il romanzo prende spunto dalla memoria che ho di quei posti e delle persone che in quel periodo ho conosciuto e stimato. Pastori; Servi pastori (ma che servi non erano avendo innata una grande dignità, che richiedeva rispetto e considerazione da parte del "possidente -datore di lavoro";  Balentes -uomini arditi e temerari che, come tziu Costantinu Arcamone, Don Simplicio Muscas e tziu Ambrosu Murru (naturalmente questi sono nomi di fantasia) con la loro astuzia e intelligenza dettavano "La regola" sul vivere di quelle genti che allora popolavano quei territori. Io non mi reputo "uno scrittore", ma semplicemente uno a cui dà piacere il "raccontare ". In questo caso un po’ del mio vissuto. Ho sempre amato scrivere. Per cui credo che chi scrive non ha "un tempo preciso" in cui ha deciso di scrivere. O Nasce con l'amore della scrittura, e dunque scrive anche nella carta gialla dove involgevano la "Conserva" nelle botteghe dell'Alimentari, oppure non credo che gli venga come un'improvvisa folgorazione.
 
2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
La notte. O scrivo o leggo o ascolto Jazz o blues....
 
3. Il suo autore contemporaneo preferito?
L'autore contemporaneo, seppur sia morto qualche anno fa, che preferisco in assoluto é Piero Chiara (ho tutti i suoi romanzi e scritti) però mi piace molto anche Andrea Vitali (conterraneo di Piero Chiara). Ho letto molto De Crescenzo e la sua Napolinità. Molto anche di Umberto Eco, Bevilacqua, etc. Comunque mi é sempre piaciuto Pirandello (un fantastico scrittore senza tempo) Verga e la "mia" Grazia Deledda. Una scrittrice potente e profondamente sarda.
 
4. Perché è nata la sua opera?
L'ho già detto. É nata perché doveva nascere. Un bisogno quasi fisico perché scrivessi la mia "pizinnia" la mia "fanciullezza".
 
5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Molto. Moltissimo. Soprattutto il silenzio della campagna, la natura e le sue stagioni. É incredibile. Tutt'ora mi vengono in sogno quei personaggi allora conosciuti e la campagna assolata e silente.
 
6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Per me é un’evasione dalle angustie quotidiane che soprattutto il mondo caotico attuale ci regala a larghe mani.
 
7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
Molto. In tutto il romanzo é presente il mio "essere". La vita di quel bambino di allora.
 
8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?
Più che per la stesura, direi che le persone per il quale é nato questo romanzo, sono zio Tonio, mia Nonna e mia madre che mi hanno insegnato tutto quello che é importante nella vita: l'onestà, il rispetto per gli altri e per le cose, la famiglia e il lavoro.
 
9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
A mia moglie, poi a mia madre.
 
10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
No. Nella maniera più assoluta é no! Un libro lo si deve, nel leggerlo, toccare con mano, e annusare. L'Ebook é fastidioso, insopportabile, schematico, lontano e senz'anima. Un bel libro lo si deve custodire come una cosa preziosa. Un alimento dell'anima oltreché della mente. Io uso in computer soltanto perché sono costretto dal mio lavoro. Non per rilassarmi in una bella lettura. Il libro cartaceo ha un anima. L'Ebook no!
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Tutto il male possibile. Anche se capisco possa servire ai non vedenti.
 

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Venerdì, 04 Maggio 2018 | di @BookSprint Edizioni

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