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16 Ago
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Intervista all'autore - Luigi Mammana

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?

Potrei dire di essere nato nel momento stesso in cui ho iniziato a riflettere sulla vita, ma questa è solamente la seconda nascita. Di fatto sono nato a Patti nel mese di Dicembre del lontano 1989. La mia infanzia è stata caratterizzata da una particolare serenità, vissuta in un luogo incantevole come il promontorio del Tindari. Con i primi malesseri ed entusiasmi ho iniziato a sentire la necessità di mettere su carta i miei pensieri; la notti insonni, così, sono diventate più tollerabili. Frequentavo il terzo anno di liceo scientifico quando la filosofia mi venne in aiuto, mettendo ordine nei miei pensieri "invasati" dal cruccio della libertà. Del resto, non mi ritengo uno scrittore, ma semplicemente lo scrutatore dei miei stessi pensieri, tuttavia ho iniziato a notare che i miei scritti piacciono, nonostante l'amarezza che li contraddistingue; adesso scrivere è un modo di esorcizzare la tristezza.



2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?

Non c'è un momento preciso; non comprendo le persone che si mettono a scrivere "a tempo". Scrivo quando ne sento la necessità, perciò passo anche lunghi periodi a non toccare penna; i periodi più belli sono sempre quelli i cui non scrivo nulla.



3. Il suo autore contemporaneo preferito?

Non ho molta dimestichezza con gli autori contemporanei, preferisco l'ordine interiore degli antichi; ma se dovessi dare una risposta credo che lo scrittore contemporaneo che più si avvicina alla mia visione del mondo, e che dunque più mi piace rileggere, sia Chuck Palahniuk; ho una sincera stima verso quel capolavoro di ribellione che è Fight Club. Del resto leggo soprattutto testi di filosofia, contemporanei potrei citare autori italiani come Manlio Sgalambro o stranieri come Emil Cioran, sul quale ho anche composto una tesi di laurea. Mi attraggono soprattutto i dissidi interiori, causati per la maggior parte dal rifiuto del mondo così com'è e dunque non provo un grande piacere a leggere gli scrittori contemporanei italiani. Pirandello ormai è un classico e comunque posso dire di aver apprezzato la sua scrittura, il suo modo di mettere a nudo la coscienza frammentata post-psicanalisi.



4. Perché è nata la sua opera?

Per porre fine alla tristezza che di tanto in tanto rende la mia esistenza di una monotonia che definirei spettrale: i giorni che si susseguono monotoni, le ore che passano senza che nulla avvenga davvero, vuote, mi hanno spinto a scrivere. Potrei definire la mia opera come un tentativo di cambiare l'immutabile corso del tempo attraverso un esercizio del pensiero, vano ma salutare.



5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?

Credo che il contesto abbia sempre una qualche influenza sul proprio sviluppo, ma ritengo che tuttavia ognuno abbia il proprio carattere, cosa che lo distingue da tutti i suoi contemporanei. La cosa che ha influito di più sul mio pensiero, dal quale è nata questa opera, credo che sia il mio umore tra il malinconico e l'entusiasta; non a caso ho intitolato la mia tesi di laurea "Estasi e Pessimismo".



6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?

Nessuna delle due cose. Scrivere è una ribellione "contro" la realtà, altrimenti vegeteremo come le piante, al sole, o soggiaceremo come gli animali ai nostri impulsi. Di sicuro, tuttavia, nella scrittura, in quanto il suo luogo risiede nella cultura, vi è uno slancio al di sopra della natura (realtà), ed anche un sottosuolo che potremmo definire come il territorio all'interno del quale nasce un pensiero, un sistema filosofico, un'opera, che rappresenta l'eco-nomia di un'opera.



7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?

Ogni forma di scrittura è una presa di distanza dalla propria vita, un movimento di estraniazione ed al contempo di appropriazione della propria esistenza. Potrei dire di aver vissuto tutte le esperienze interiori descritte in "Oltre il nulla"; o anche di non averne vissuta nessuna. Ogni testo non è che la proiezione della propria persona in un universo che, in quanto essenzialmente separato dalla vita, permette di comprenderla in maniera più profonda che non attraverso un'esperienza pura, non macchiata dalla riflessione.



8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?

La sofferenza. cioè ciò che da spessore alla vita di un uomo ma che al contempo ne mina le fondamenta. Ho iniziato a scrivere proprio perché ho iniziato a percepire che nella mia vita c'era una scintilla demoniaca che non si accontentava della vita così com'è. Io credo che esistano vari tipi di scrittori: chi scrive per farsi leggere; chi scrive per ispirazione e poi c'è il tipo più difficile da comprendere: chi scrive perché non gli basta vivere.



9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?

A voi.



10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’e-book?

La scrittura senza la penna in mano perde il suo valore terapeutico: tanto che si sottolinei con una matita e si personalizzi il testo con annotazioni, tanto che si sfoghi il proprio entusiasmo con mano tremante su un foglio bianco. La carta è insostituibile, tuttavia c'è chi, per comodità - non meno che per risparmiare - utilizza sempre più dei dispositivi elettronici. Io credo che l'e-book sia un supporto che sarà sempre più utilizzato ma che tuttavia renderà il libro stampato più raro e pregiato, solo per intenditori; questo mi fa prevedere che aumenteranno i lettori distratti, che leggono per passare il tempo, e questo fenomeno accrescerà il valore di quella sempre più piccola cerchia di lettori "all'antica".



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

Ottimo di notte, quando gli occhi sono stanchi e puoi anche chiuderli pur continuando a leggere; ottimo per i non vedenti ai quali si apre una frontiera nuova ed utilissima; tuttavia non possono sostituire il piacere di leggere un lubro con la sensazione della carta tra le dita.  
  

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