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03 Ago
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Intervista all'autore - Giuliano Deiana

1. Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?

Scrivere, per me, è liberare il mio animo da angosce e da paure. Scrivere è l'espressione del mio fortissimo desiderio di far rivivere il mio passato, di dare corpo e concretezza fisica alle sensazioni di un tempo, ai profumi e ai colori di allora, ai pensieri, ai sogni, ai desideri; di far rinascere nel mio cuore le tantissime persone che amai e che ora non ho più accanto a me.



2. Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?

Tutto, assolutamente tutto; è una sorta di diario il mio: iniziato a Genova nel lontano 1959 e ultimato a Allein-Bruson, fra i monti della Valle d'Aosta, nel 2013. Racconto le tante emozioni provate in cinquantaquattro anni della mia vita.



3. Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.

L'ho già detto: un modo per esorcizzare le mie paure, le mie angosce. Un modo per far rivivere il mio passato. Le mie radici affondano in un passato, vissuto o introiettato, fortemente segnato dalle sciagure, dal dolore, dalla costante presenza della morte. L'abituale colore degli abiti, nei membri della mia famiglia, era il nero del lutto.



4. La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con se stesso per deciderlo tra varie alternative?

No, la scelta è stata conseguenziale. Ho ampiamente parlato di ricordi e, nella lingua sarda, i ricordi sono gli "ammentos".



5. In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?

Perché solo UN libro? Ne porterei tanti con me, se potessi: Catullo, Dante, Petrarca, e poi Lorca, Ungaretti, Quasimodo, Montale. Non mi farei mancare Platone, insieme a Euripide a Eschilo e a Sofocle. Ma anche Shakespeare non mi farei mancare. E poi il "Dizionario filosofico" di Voltaire, il "Discorso sul metodo" di Cartesio, le "Confessioni" di Rousseau. Insomma, mi porterei una biblioteca. Ma se dovessi sceglierne uno soltanto, allora sceglierei i "Canti" dell'amato Leopardi.



6. E-book o cartaceo?

Per me, ma solo per me, cartaceo. Mi piace tenere un libro in mano, mi piace il contatto con la carta, mi piacciono le parole scritte sulla carta, mi piace voltar le pagine e guardare, con ansia mal celata, lo spessore delle pagine che restano da leggere. Sì, cartaceo senza dubbio alcuno. Ma, così come accetto di scrivere alla tastiera di un PC invece che con le mie adorate penne stilografiche, non disdegno l'E-book, né inorridisco se qualcuno usa leggere così. Del resto quel che conta è il contenuto.



7. Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?

Non essendo uno scrittore in carriera, non ho mai deciso di intraprenderla. Sono uno "scrittore" nel senso specifico del termine perché sono uno che scrive. Da che ho memoria ho sempre scritto, lì dove mi capita. Non soffro della sindrome della pagina bianca perché scrivo quando qualcosa dentro di me mi spinge a farlo e anche perché, quasi mai, uso pagine bianche, fogli immacolati e vuoti. Scrivo dove mi capita, spesso sui tovagliolini di carta, sugli scontrini della spesa abbastanza lunghi da contenere i miei sfoghi; sovente al PC e qualche volta anche sul cellulare.



8. Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?

In realtà, in me non è mai nata l'idea di un libro, inteso, quest'ultimo, come l'insieme di fogli stampati, rilegati e racchiusi da una copertina. L'ho detto, scrivo per me stesso, per tacitare il mio animo, lì dove capita. Il mio "libro" era, in origine, una scatola dove, prima mia madre, poi la madre dei miei figli, e, per ultima, mia moglie, conservavano i miei disordinati foglietti. Poi mi feci convincere a metter un po' d'ordine e, da quell'ordine, è nato il libro.



9. Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?

Un po' di orgoglio e, fors'anche di vanagloria, sono, io credo, inevitabili. Il vedere concretarsi, nella materialità delle cose, una tua idea, un tuo sentimento, è cosa certamente piacevole. Ma è, questo, un piacere che, in passato, ho avuto la fortuna di sperimentare altre volte: dal leggere stampato il tuo nome sotto un articolo, al vedere, concretamente realizzato, un oggetto che tu hai disegnato, al saggiare, insieme ad altri, l'efficienza di un sistema che hai progettato. Sono cose, queste, che mi hanno sempre un po' inorgoglito, ma sempre senza eccessi.



10. Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?

Inevitabilmente mia moglie, essendo suo il merito (o forse il demerito per alcuni) di avermi spinto a metter in ordine quei foglietti sparsi da cui è nato il libro.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

Ribadisco quel che ho detto a proposito dell'e-book, ma non posso negare né il fascino dell'ascoltare una voce che ti racconta, né l'utilità stessa dell'udire per chi non può vedere. Io stesso ho letto e registrato su CD le mie "parole in colonna" per mia madre che non può leggerle. Col gusto del vecchio cineamatore, ho scelto per lei anche la colonna sonora fatta di musiche e suoni e rumori che mi parevano adeguati a rievocare quelle sensazioni che io avevo sentito scrivendo. A mia madre il mio "audio-libro" è piaciuto molto. Ma, forse, le faceva velo al giudizio l'affetto che mi porta.

 



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