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17 Ott
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Intervista all'autore - Carmelo D'Angelo

1. Parliamo un po’ di Lei, dove è nato e cresciuto?

Sebbene il mio nome lascia trapelare le mie origini sicule (da parte di padre) sono nato e cresciuto a Roma.



2. Che libro consiglierebbe di leggere ad un adolescente?

Ci sono dei libri che sono sempre attuali e non perdono il loro fascino col passare del tempo. Uno di questi è “Il Gabbiano Jonatan Livingston”.




3. Cosa pensa della progressiva perdita del libro cartaceo a favore dell’ e-book?

Girare la pagina di un libro cartaceo, ha un fascino insostituibile ed un gusto particolare. Puoi sentire il calore della carta, il suo profumo; si instaura un rapporto fisico con il testo, mentre tutto questo si perde facendo scorrere le dita sulla base gelida di un tablet o di uno smartphone. Sebbene riesca comprendere che l'e-book rappresenti il futuro dell'editoria, non riesco a rassegnarmi a cuor leggero, a questo stato di cose.



4. La scrittura è un colpo di fulmine o un amore ponderato?

La scrittura come ogni forma di arte, è pura passione. Attraverso il ticchettio della tastiera ti trovi proiettato in un mondo fantastico ed al contempo così reale, anche se totalmente diverso da quello in cui sei immerso quotidianamente.



5. Cosa l’ha spinta a scrivere questo libro?

Il desiderio di comunicare la mia esperienza e di condividere un tratto di strada, con coloro, che come me colgono la bellezza della vita, nonostante le difficoltà e le prove che ognuno di noi deve affrontare ogni giorno...



6. Quale messaggio vuole inviare al lettore?

Vorrei che si cogliesse l'invito, a non mollare mai. Ed anche nei momenti in cui ci sentiamo fragili, smarriti, e con le ossa rotte avere il coraggio di fermarsi un attimo, fare silenzio dentro se stessi e riprendere il cammino. Nulla è mai perduto per sempre e possiamo essere realmente, protagonisti assoluti della nostra vita.



7. La scrittura era un sogno nel cassetto già da piccolo o ne ha preso coscienza pian piano nel corso della sua vita?

Le prime riflessioni scritte risalgono ai miei diciotto anni. Alcune di queste, riviste ed ampliate sono confluite nel mio primo libro di narrativa pubblicato agli inizi del 2000. Da lì in poi, ho scoperto una nuova vena ispiratrice che non si è ancora esaurita.



8. C’è un episodio legato alla nascita o alla scrittura del libro che ricorda con piacere?

Certamente. Questo aneddoto l'ho inserito all'inizio del libro. A gennaio del 2016 ho ricevuto la telefonata, inattesa ma provvidenziale, da parte di una mia amica che non sentivo da tempo. Era un momento particolare, avevo un po' perso il gusto di scrivere. Lei si trovava presso uno studio medico e durante l'attesa era riuscita a leggere per intero, il mio primo libro intitolato “L'Aquila della Notte”. La sua espressione fu questa: “È bellissimo, quando ne scrivi un altro?” Quale miglior viatico per uno scrittore, se non l'incitamento di una lettrice così appassionata?



9. Ha mai pensato, durante la stesura del libro, di non portarlo a termine?

Assolutamente no, perché essendo un libro autobiografico, sapevo che l'unico impedimento possibile era quello rappresentato dalla volontà o meno di dire le cose che pensavo, in maniera semplice e naturale.



10. Il suo autore del passato preferito?

Senza alcun dubbio Alexandre Dumas ed in particolare i suoi romanzi: “Il Conte di Monte Cristo” e “Giuseppe Balsamo ( Conte di Cagliostro)”.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

Una sfida interessante, certamente il futuro dell'editoria insieme all'eBook. Che dire, tutto molto più efficiente ed immediato, ma meno poetico... e se mi concede un’ultima battuta, è la poesia che differenzia il genere umano da ogni altro essere vivente.
 

 

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