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08 Ago
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Intervista all'autore - Pino Bullara

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?

«Cinque rintocchi batteva, da lontano,

l'orologio del Castello chiaramontano,

a poche miglia dalla Valle agrigentina,

fra l'odore di zolfo e la brezza marina;



cinque rintocchi su quel far della sera,

secondo dì alle prime idi di primavera,

l'anno che entrò la nostra Costituzione:

nel mondo feci io la mia apparizione.



Quarto fra cinque figli, secondo di tre,

modesta famiglia, amato come un re.

Nella città dell'elefante di Eliodoro,

in lingue straniere cinsi il capo d'alloro.



Prima in Brianza, poi nell'Agrigentino,

insegnavo con gioia, ad ogni ragazzino:

"ludendo discitur", studio e serenità,

amore, tolleranza, pari opportunità.



“Dono di Dio” la donna del cuore,

fedele compagna in gioia e dolore;

come coronamento, due figli speciali.

Poi cari amici e affettuosi animali.



Finita la mia carriera d'insegnamento,

continuo, ancora, ad insegnar "Nel vento",

col sorriso di sempre, un po' di fantasia,

con amore, con gioia... con la mia poesia.»



Ecco, in breve, la mia vita raccontata in versi.

“Nel vento”, oltre al nome del mio sito: www.nelvento.eu , è il titolo del mio primo libro, composto più di dieci anni fa. Una raccolta di poesie a carattere sociale, contro le guerre, le ingiustizie sociali e i pregiudizi. Mi è sempre piaciuto leggere, scrivere e soprattutto comporre versi. Da bambino mi divertivo a continuare le poesie di altri autori, con versi miei, immaginando un finale diverso. Diceva De Andre’, citando Croce: “Fino a diciotto anni tutti scrivono poesie; poi restano solo due tipi di poeti: quelli veri… e gli sciocchi; io sono solo un cantautore.” Anch’io, non reputandomi un vero poeta, né tanto meno uno sciocco, dopo l’età adolescenziale ho smesso di scrivere; ma la passione è rimasta dentro, come il fuoco sotto la cenere. Poi un mattino, alla soglia dei cinquanta, il vento della poesia è tornato di nuovo a bussare alla porta del mio cuore, spazzando via la cenere… così questo fuoco ha ripreso ad ardere. Oltre alle liriche di “Nel vento”, spinto dall’amore per la mia terra , alla luce dei miei studi filologici, ho composto “Immiruti”, una raccolta di poesie siciliane, con testo italiano a fronte, arricchito da un utile glossario e da sintetiche pagine di filologia siciliana con annessa grammatica. L’amore per la mitologia greca, poi, mi ha portato a comporre un’interessante raccolta di poesie mitologiche arricchita da un ampio glossario (opera già quasi completata ed ancora inedita).



2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?

In una mia poesia dico:

“L’ispirazione è come un soffio di vento:

ti coglie in un istante, in un momento.

Un sottile pensiero... e la tua mente

comincia a frullare immediatamente.”



Non c’è un momento ben preciso per scrivere; la mia produzione letteraria, trattandosi di poesie, ha bisogno necessariamente dell’ispirazione; talvolta capita, magari dopo qualche fatto particolare, di passare la notte a comporre e ricomporre versi, per poi svegliarmi al mattino con una nuova poesia.



3. Il suo autore contemporaneo preferito?

Recentemente sto rispolverando i libri di Andrea Camilleri. A parte la sua genialità, pur trattandosi di opere diverse, tra l’altro lui scrive in prosa mentre io in versi, forse perché siamo conterranei, trovo molte affinità culturali e di linguaggio, soprattutto nei miei versi in vernacolo agrigentino. Nella mia raccolta “Immiruti”, anch’io, come fa Camilleri, faccio uso di detti e proverbi, tipici della nostra terra. Per quel che riguarda la poesia, ed in particolare la poesia didattica, il mio modello di riferimento è senza dubbio Gianni Rodari. Molto devo a lui, senza la sua presenza, sicuramente, “Poematicando” non avrebbe mai visto la luce. Solo chi rimane dentro un “bambino”, cioè riesce a non soffocare il “fanciullino” di cui parla Pascoli, può capire e farsi capire dai bambini.



4. Perché è nata la sua opera?

Come dico nella prefazione della raccolta, “Poematicando” è la sintesi e la fusione dei seguenti termini: poesia, grammatica, matematica, insegnando. Si tratta, quindi, di una raccolta di poesie di grammatica, matematica e civiltà create al chiaro scopo di agevolare gli alunni. Diceva una ben nota canzone: "Basta un poco di zucchero e la pillola va giù"; allora, ho cercato di mettere, con versi appropriati, lo "zuccherino" necessario, per dare “sapore” al “sapere”.



5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?

Tantissimo. Dei preti si dice: “Sacerdos in aeternum”; anche per gli insegnanti si dovrebbe dire la stessa cosa: io sono stato e continuo ad essere un insegnate. I miei modelli culturali di riferimento vanno da Esopo e Fedro a La Fontaine, da Keats a Lee Masters , da De Andre’ a Guccini, da Prévert a Rodari; poeti che hanno lasciato una traccia indelebile dentro di me. Come ambiente socioculturale, la contestazione studentesca sessantottina ha certamente forgiato il mio pensiero e i miei ideali.

“Tremava il potere, perché non vedeva

oltre quel muro che si sgretolava.

Studenti e operai, figli del sessantotto,

abbiam lottato insieme contro un mondo corrotto.”



6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?

Essenzialmente, per me, è descrivere la realtà: tutte le mie poesie non sono altro che dei quadretti di fatti o di persone veri o verosimili; ovviamente, visti con i miei occhi e raccontati dalle mia penna.



7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?

Di me inteso come persona: poco o niente; di me inteso come “i miei sogni”, “i miei ideali”: tutto.



8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?

Sì: i miei alunni, di ogni età e di ogni scuola. Come si dice nella presentazione del libro, “Poematicando” è una raccolta di liriche semplici e fresche, sgorgate dal cuore di un insegnante e rivolte a insegnanti e alunni per agevolare il percorso didattico.”



9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?

Come dicevo, questo mio libro è una raccolta di poesie didattiche. Oltre ai miei familiari, presentavo a colleghi ed alunni le varie filastrocche che componevo, facendo bene attenzione alle critiche e alle osservazioni, per poi rivederle e migliorarle.



10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’e-book?

Tempo fa, con gli amici di internet, si discuteva sulle differenze e diversità tra mondo reale e virtuale. Sostanzialmente, per me, non c’è alcuna differenza: una persona corretta è sempre la stessa sia che cammina a piedi, che quando guida la macchina. Tutte le tecniche, come anche quelle informatiche, non fanno altro che potenziare le nostre capacità. Un “e-book”, a mio avviso, è e resta sempre un ”book”; ognuno, in base alle proprie esigenze, formazione e gusti, può scegliere un modello “elettronico” o “cartaceo”. Scrivere sulla pietra, sul papiro, sulla carta o su un dispositivo elettronico o magnetico è dato dalle capacità tecnologiche d’una determinata società , poi dipende dalla elasticità mentale dell’utente finale di accettare tali tecnologie. Sicuramente ci sarà sempre chi vorrà avere tra le mani le pagine cartacee d’un libro, e chi, invece, per ovvii motivi pratici, non disdegnerà la lettura in formato elettronico: “Tous les goûts sont dans la nature!”



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

Come insegnate di lingue, ho sempre fatto uso costante di sussidi audio; la registrazione audio dei testi non solo può essere uno strumento valido per ipovedenti, ma rappresenta, indubbiamente, un mezzo utile per migliorare la dizione, stimolare la fantasia e rilassarsi, senza appesantire la vista.  


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