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19 Mag
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Intervista all'autore - Antonio Ricciardi

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?

Ciao a tutti. Scrittore? Grazie per l'appellativo. Fortunatamente non mi considero uno scrittore, ma uno che scrive ciò che pensa, come lo pensa e come lo immagina, per non dimenticarlo. Osservo e sogno da sempre. Immagino il presente in ogni sua dimensione e sogno il futuro dando vita ai desideri ed è sempre come viverli. Oggi ho 40 anni e porto dentro di me ogni sensazione provata in una vita, con una memoria emozionale che auguro a tutti. Sono nato e ho vissuto la mia infanzia a Torre Annunziata, la città che descrivo all'inizio del libro. Ne descrivo molte altre e questo mi rappresenta. Rappresenta la mia indole di viaggiatore e osservatore, sempre alla ricerca di qualcosa da scoprire e forte delle certezze che porto dentro. Ho tante cicatrici sul corpo e nell'anima, ma ognuna è frutto di un azzardo a cui non rinuncerei mai.




2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?

Parlerei più di periodi. Ci sono giorni in cui scrivo di continuo e non rifletto, anzi descrivo i pensieri cumulati in altri momenti. Metabolizzo tutto quello che mi succede e ne faccio immagini nuove, le accumulo e le scarico nella scrittura. È come svuotarmi da emozioni che mi hanno saturato per far spazio al nuovo senza la paura di perderne il peso interiore. Sono lì, descritte sulle pagine di un libro, che non sempre descrive la mia vita, ma descrive me. Ancora oggi rileggo parti del libro e provo le emozioni dei momenti della mia vita che hanno ispirato quelle pagine e piango, rido, soffro e gioisco nello stesso identico modo.



3. Il suo autore contemporaneo preferito?

Ho iniziato tardi ad appassionarmi alla lettura dopo anni di studio e testi tecnici. Poi ho iniziato “Lo Zahir” di Paolo Coelho e dopo anni di pausa, l'ho finito tutto d'un fiato e ho iniziato a scrive il mio libro, cominciato e interrotto tanto tempo fa. Coelho è assolutamente vero nel modo di scrivere, schietto nelle descrizioni e trasparente nel far rivivere i suoi stati d'animo. Ho desiderato scrivere così, riuscire anche io a far sentire le mie emozioni a chi si appassionasse al mio libro. Si, senza dubbio , Paolo Coelho.



4. Perché è nata la sua opera?

Per svuotarmi da un carico emozionale pesante e maturato in oltre 10 anni di vita in cui l'ultimo episodio personale ha dato un colpo troppo forte per continuare a tenere tutto dentro. Una vita intensa e poco spazio nell'anima. Così ho salvato tutto su una memoria esterna. Il mio primo libro.



5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?

Non credo di avere una formazione letteraria avendo letto pochi libri fuori dal contesto didattico, ma il mio ambiente e soprattutto la mia educazione familiare, sono alla base di ogni riga, ma anche di ogni parola detta e atteggiamento che ho avuto. Scrivo quasi sempre senza rileggere, come se avessi parlato e lascio che anche le imperfezioni mi rappresentino, perché non sono perfetto né come uomo né come autore e questo mi evita l'imbarazzo che qualcuno noti i miei errori.



6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?

Non evado e non racconto la realtà, la osservo e sogno le dimensioni che non vedo. Quello che scrivo è l'effetto che la realtà ha su di me, per questo mi definisco un narratore di stati d'animo. La realtà è negli occhi di chi osserva e il sole non illumina la tristezza, come il buio non oscura la felicità. Come un pittore che messo davanti ad un paesaggio, lo rappresenta visto con la propria interiorità. Così anche un mare calmo e spinto solo da una piacevole brezza estiva, potrà apparire sulla tela coi colori della tempesta.



7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?

Ogni riga, ogni descrizione sono parte di me. Non è strettamente autobiografico, ma sono le mie sensazioni e stati d'animo.



8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?

Tutti sono stati rilevanti nel mia ispirazione. Come dicevo, ho scritto per salvare e conservare le emozioni di una vita e ogni persona con cui ho scambiato anche un solo sguardo, mi ha lasciato un'emozione da descrivere. Certo, prevalgono le persone Importanti, la mia Famiglia, quella composta dalle persone che ho amato e che amo, fatta di pochi parenti e amici che sento come fratelli, le mie compagne, sia quelle che porto nel cuore, sia quelle che ho dimenticato.



9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?

Per puro caso, ad una donna che è diventata importantissima nella mia vita. Una conoscente incontrata per caso, mentre ero nel pieno di una bufera emotiva. Lei lo era altrettanto nella sua vita. Avevo appena finito la prima stesura e lei lo ha letto in pochi giorni. Mi ha trasmesso l'emozione che ha provato e mi ha fatto sentire che aveva senso condividere qualcosa che pensavo fosse solo mio.



10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’e-book?

Penso che tutto sia destinato a diventare digitale. Io oggi ho difficoltà a scrivere con la penna ad esempio. Il fascino del libro cartaceo è innegabile come quello di una macchina d'epoca. Esisteranno sempre, ma le useremo sempre meno.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

Scrivere è come parlare, ma ascoltare un racconto è diverso dall'ascoltarlo. Credo che il pubblico dei lettori si dividerà in base alle proprie attitudini. A me piace leggere e godere i suoni, ma penso che altri possano godere dello stare seduti ad occhi chiusi ad ascoltare un bel racconto.


 

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