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12 Set
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Intervista all'autore - Valeria Mancuso

1. Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?

Scrivere è un bisogno dell'animo: è liberarsi di ciò che ti affanna o fissare ciò che ti emoziona. Scrivere è crogiolarsi nel mondo dei ricordi belli o brutti che siano, riassaporare una sensazione che la routine quotidiana non ti ha dato modo di apprezzare. Scrivere è colpire nel segno, individuare con la parola chiave l'emozione più forte che una esperienza vissuta ti ha dato.



2. Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?

Da quanto ho detto finora, molto anzi moltissimo per non dire tutto parla di me della mia vita pubblica e privata, del mio essere donna sensibile e fragile!



3. Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.

Ritrovare me stessa e le mie radici, seguire il processo di crescita che ci accompagna per l'intera vita e che ci fa sentire ancora bambini in cerca di punti di riferimento.



4. La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con se stesso per deciderlo tra varie alternative?

No, non ho combattuto nessuna battaglia con me stessa, sentivo che i brani che compongono il mio libro seppure appartenenti a momenti ed ambiti diversi non potevano che essere manifestazioni del mio essere, erano in me, partivano da me. Certamente erano legati ad un processo di azione reazione che la vita quotidiana esercita su ciascun individuo sensibile.



5. In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?

Penso ad un libro di Camilleri, al suo rassicurante eppure talvolta insicuro Montalbano, alla sua (di Camilleri) capacità di descrivere luoghi, percezioni, caratteristiche dell'essere umano che da siciliana condivido ed alla capacità di far gustare, con tutti i sensi, la vita della provincia e della gente comune.



6. E-book o cartaceo?

Se leggerete uno dei miei brani "Il sussidiario" avrete subito la risposta! Non rifiuto le novità, ma ritengo che ci siano delle emozioni olfattive ad esempio (sfido chiunque appartenga alla mia generazione a dirmi che non ha mai aperto un nuovo libro senza annusarne il profumo di carta appena stampata) che nessun e-book potrà suscitare e che dire della piccola piega con la quale teniamo in evidenza una pagina che ci ha colpito e sulla quale vogliamo ritornare...basta sono proprio obsoleta!!



7. Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?

La parola scrittore mi fa sempre un certo effetto, forse perché provenendo da studi classici, la letteratura mi ha insegnato che occorre avere particolari caratteristiche e voluminose biografie per definirsi tali. In realtà in un mio recente viaggio a Recanati, l'avere visitato la casa di Leopardi, avere visto il suo mondo, mi ha fatto capire che dietro questo personaggio così ammantato di malinconia e di pessimismo c'è solo un giovane forse più vicino ai nostri giovani di quanto non si pensi, con la sua voglia di conoscere il mondo oltre il suo colle, un giovane fragile con la voglia di omologarsi ai suoi coetanei dai quali era distante anni luce per il suo tipo di educazione, di vita, di straordinarie capacità intellettuali. Cosa ha fatto nella sua immensa produzione letteraria? Ha messo a nudo i suoi sentimenti le sue insicurezze, il suo bisogno di aprirsi agli altri. Ecco se essere scrittori è liberarsi dei propri pensieri e dare sfogo al proprio animo io lo sono diventata durante i periodi di inattività dal lavoro, durante le vacanze, le monotone vacanze trascorse nei luoghi della mia infanzia, fissando come il giovane Giacomo il mio "Infinito" fatto di ricordi.



8. Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?

Per diverso tempo avevo raccolto in una cartella quello che avevo scritto e poco alla volta avevo cominciato a provare piacere di leggere ad altri quegli sfoghi o quei ricordi. Io che nascevo molto riservata e gelosa delle "mie cose" sentivo sempre di più che confrontarsi con gli altri serviva ad avere conferme. Poi un giorno una mia collega mi ha detto: "Non leggerlo tu, preferisco leggerlo da sola" ero convinta che la mancanza di intonazione che la mia lettura avrebbe potuto dare avrebbe tolto il senso di ciò che avevo scritto ed invece l'emozione che la mia collega mi ha detto di provare leggendo da sola quelle parole, mi ha dato fiducia! Lei stessa mi ha invogliato a trasformare quelle pagine in un libro.



9. Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?

Una emozione enorme, come se quelle parole scritte da "te" assumessero nuovi significati. Anche solo sfogliando il prototipo del libro mi sono sentita euforica e gratificata e mi sono accorta di leggere con più criticità quello che era uscito di getto dalla mia mano.



10. Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?

Mio marito che ha creduto in me! Di sicuro il suo amore nei miei confronti è stato quello che mi ha consentito di leggergli in tempo reale quanto ho scritto e poiché è spesso la notte il momento più fruttuoso della mia creatività, tante volte ho interrotto i suoi sogni per farmi ascoltare!



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

Nella mia lunga carriera di insegnante ho conosciuto molti alunni con disabilità fisiche e con molta voglia di sapere, per uno di loro in particolare ricordo che gli audiolibri sono stati molto utili perché il gusto della lettura può essere surrogato dall'ascolto di un libro. Anche per chi non ha problemi l'ascolto ci riporta a quando la radio trasmetteva gli sceneggiati capaci di farci immaginare luoghi e situazioni che la nostra mente sapeva vedere attraverso le parole della voce narrante.



 

 

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