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BookSprint Edizioni Blog

24 Lug
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Intervista all'autore - Marialuisa Anderlini

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?

Sono nata a Firenze dove ho abitato fino al 1962 e la mia città è ancora nel mio cuore. Sono figlia unica e in famiglia dove gli anziani erano curati ed amati, non ho avuto mai bambini con cui giocare. Le guerre hanno rubato infanzia, adolescenza e gioventù, finché nel 1950 ho iniziato a frequentare l'Università di Firenze e poi mi sono laureata in Medicina e chirurgia con successo. I miei ricordi sono ancora sconvolti dalla visione in diretta dall'esplosione dei bellissimi ponti e dalle distruzioni provocate dalla guerra nella mia città. Sono immagini incancellabili. Sono stata dieci anni in Clinica Chirurgica e ancora dieci in Neurochirurgia. Purtroppo nel ’78 ho dovuto lasciare con grande rimpianto il mio lavoro di medico per prendermi cura dei quattro figli e della famiglia. Da allora spesso annotavo impressioni e fatti del quotidiano in fogli sparsi e mai riordinati, tanto per non dimenticare. Nel ritrovare questi scritti, li ho presi in considerazione tornando indietro e così ho pensato di occupare il tempo libero della tarda età, ormai poco utile alle famiglie dei figli, scrivendo qualcosa che restasse per far conoscere ai nipoti il mio passato, la figura di un grande nonno che non c'è più e il ’900 fiorentino.



2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?

Non ho un momento particolare. La notte no. Neanche da giovane riuscivo a studiare di notte. Quello è il tempo per sognare cose inverosimili. Durante il giorno arrivano il ricordo, il rimpianto, l'amore per chi non c'è più, le visioni appannate della mia Firenze di una volta e allora scrivo.



3. Il suo autore contemporaneo preferito?

Non ho un autore preferito in particolare, ma sono molto interessata ai libri di Piero e Alberto Angela che ci fanno conoscere in modo reale ciò che non conosciamo dei nostri luoghi e costumi. Poi leggo ciò che capita. Preferisco storie vere.



4. Perché è nata la sua opera?

Per uccidere una depressione a cui sono immune, ma che si presenta talora alla finestra della mia tarda età sotto forma di solitudine forzata dall'impossibilità di seguire velocemente i giovani che corrono incontro al loro futuro.



5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?

Ho vissuto in una famiglia colta, frequentato un collegio importante che mi ha portato alla maturità classica. La Facoltà di Medicina aveva allora molti studenti miei coetanei che si interessavano di arte e letteratura. Intorno alla mia casa fiorentina e a quella attuale ho sempre avuto giardino, verde, fiori, fontanelle con i pesci. Gli animali mi sono stati compagni di vita. Tante rondini sotto i miei tetti.



6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?

È un'evasione. Scrivere per fuggire il rallentamento progressivo della vecchiaia attraverso i racconti della realtà.



7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?

Tutto.



8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?

Nessuno. Non volevo sembrare presuntuosa. Non mi sopravvaluto. Offro quello che ho.



9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?

Ai miei figli.



10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’e-book?

Non saprei dire.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

Penso che perda un po’ di significato. Credo sia giustificato solo per i non vedenti.



 

 

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Venerdì, 24 Luglio 2015 | di @BookSprint Edizioni

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