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20 Lug
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Intervista all'autore - Jessica Vicenzutto

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?

Abito in un piccolo paesello del torinese, dove tutti conoscono tutti, vita, morte e miracoli, in una via sperduta in mezzo ai campi, quindi lontano dal centro abitato ma abbastanza vicino da raggiungerlo in bicicletta. In questo paesello c'è la scuola media statale dove io ho cominciato a scrivere i miei primi racconti. Li scrivevo per farli leggere alle mie amiche ed essenzialmente, eravamo noi le protagoniste delle mie storie, ovviamente erano scritte da una ragazzina, quindi male, grammaticalmente sbagliate e senza senso. Ma da quando avevo 11 anni, non ho mai smesso di scrivere, magari mi fermo per qualche periodo, per farmi tornare l'ispirazione o per tornare alla vita reale, ma non ho mai smesso e devo tutto questo ai libri in generale. Leggo molto e questo mi influenza tantissimo nella scrittura.


2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?

Ogni momento libero e tranquillo per me è il momento ideale per scrivere, basta avere l'ispirazione. Anche andare in moto col mio compagno o salire, assieme a lui su un palco a cantare, stimola molto la mia fantasia per questo tengo sempre in borsa una penna ed un quadernino, così non rischio di dimenticare le idee improvvise.



3. Il suo autore contemporaneo preferito?

Non posso dirne uno perché ce ne sono due o tre che leggo molto volentieri e che cerco sempre di avere nella mia libreria. Primo tra tutti è Stephen King, amo i suoi romanzi e rimango incollata ai suoi libri anche per ore. Seconda è J.K. Rowling, come molti della mia generazione ho amato molto le avventure del maghetto occhialuto, raccontate da questa autrice. Terza è Laurell K. Hamilton di cui amo molto la saga vampiresca sulla cacciatrice Anita Blake.



4. Perché è nata la sua opera?

La mia opera è nata grazie ad un'amica. Parlavamo e lei mi disse di aver buttato giù due righe ma che non avrebbe mai continuato a scrivere, che l'aveva fatto così, di getto. Le chiesi se potevo continuarlo, per vedere finita una storia ed esercitarmi sulla scrittura ma più scrivevo e più mi prendeva la mano. Più mi prendeva la mano e più mi emozionava. Lo finì dopo 3 anni e lo riposi in un cassetto dopo averglielo fatto leggere. Un giorno, mentre mettevo a posto quel cassetto, lo ritrovai, lessi le prime righe e non mi piacque com'era scritto, com'era strutturato così decisi di riprenderlo in mano, dividerlo in tre parti e riscriverlo totalmente, trasformandolo in tre manoscritti, praticamente farlo diventare una trilogia. Quando finì di lavorare sul primo, cominciai a mandare il manoscritto alle case editrici che avevo trovato, fino a quando non ho trovato quella giusta.



5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?

In generale, non sono cresciuta in mezzo a gente a cui piacesse leggere, la mia formazione letteraria l'ho creata da me. Devo dare merito però, ad un professore di lettere, che ho avuto all'istituto professionale in cui sono andata. Sono riuscita a conoscerlo come persona, prima ancora che come professore ed ho avuto il coraggio di fargli leggere uno dei miei manoscritti. Lui, mi ha invogliata a continuare a scrivere perché in me vedeva del potenziale da tirar fuori.



6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?

Per me, la scrittura è sia un'evasione dalla realtà che un modo per raccontarla, specialmente in questo mio primo libro. La realtà ha influenzato il mio modo di vedere i personaggi, di raccontarli, di caratterizzarli, rendendoli deboli ma forti nello stesso tempo.



7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?

Moltissimo. In questo libro ci sono il mio cuore, la mia anima, i conflitti interiori, la mia personalità.



8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?

Sì ed anche molto avendo preso queste persone ed avendole trasformate nei personaggi del mio libro. Per esempio, la mia migliore amica, colei che ha seguito tutta la trasformazione del libro, la sua evoluzione nei minimi particolari e mi ha sostenuto fin dall'inizio, mi ha ispirato la protagonista, Claire. La nostra amicizia è stata davvero fondamentale nel riuscire a descrivere l'amicizia che c'è tra la protagonista e la sua migliore amica, Jennifer. Il mio compagno, è stato essenziale nel raccontare il personaggio di David. Un'altra mia grande amica, ha rappresentato alla perfezione ciò che volevo per Naomi.



9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?

Il romanzo è stato fatto leggere alle mie migliori amiche che hanno ispirato il personaggio di Claire e quello di Naomi.



10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’e-book?

Purtroppo sì. Dico purtroppo perché non sopporto molto la lettura su e-book, preferisco avere un libro tra le mani, sentire l'odore della carta ed essere sicura che posso leggere quanto voglio senza la paura che il dispositivo su cui sto leggendo si spenga.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

L'audio libro penso sia una cosa positiva rispetto all'e-book. C'è gente a cui non piace leggere, né in cartaceo, né in digitale e se solo pensa di leggere qualche riga, gli viene l'orticaria ma sentire qualcuno che legge ad alta voce lo trova rilassante. Credo che sia utile nel portare la cultura letteraria anche a chi non ama leggere.



 

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