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02 Ago
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Intervista all'autore - Antonio Oliva

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?

Sono nato a Napoli, dove ho vissuto fino a 30 anni, poi sono venuto al nord (Roma) in cerca di fortuna. Giocavo a calcio e mi pagavano, quando hanno smesso ho smesso anche io. Avevo una laurea e l'ho usata per fare il Notaio. Fino ad ora avevo scritto solo di diritto.



2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?

Praticamente mai, per scrivere due o tre pagine, mi sono occorsi a volte settimane a volte mesi.



3. Il suo autore contemporaneo preferito?

Non mi piacciono e neppure mi interessano; le volte che ho cominciato, ho smesso subito: sono fermo al 900!



4. Perché è nata la sua opera?

Perché leggevo troppa letteratura e non sapevo dove mettere i resti.



5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?

Fino alla quinta elementare, moltissimo (una mia zia possedeva l'intera collana della Scala d'Oro!). Dopo, solo i libri di fantascienza di mio padre.



6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?

È un modo per smascherare la realtà.



7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?

Non lo so.



8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?

Sì, una persona che è l'icona della narrazione.



9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?

A un amico italiano, "dantista" (lui dice cosi) all'Università di Barcellona.



10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’e-book?

Speriamo di no.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

Tutto il male possibile.

 

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