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11 Apr
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Vito Pacelli, per aspera ad astra


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«“Zucchero?”. “Sì, naturalmente di canna”». Comincia così l’articolo del Corriere del Mezzogiorno sul nostro editore Vito Pacelli. Una battuta per ironizzare su un passato difficile, quando ormai il peggio è alle spalle. Ma quando si attraversa la notte, bisogna fare i conti col buio tutti i giorni.

«Sorride ammiccante, con lo sguardo pulito e sereno del bravo ragazzo, e tu ti chiedi come sia possibile che lui, proprio lui, possa essere finito nel vortice della droga. Poi ti accompagna nella sua azienda editoriale, in cui ha messo a lavorare ventiquattro ragazzi del territorio, e allo stesso modo ti chiedi come sia possibile che lui, sempre lui, sia stato capace di realizzare tutto questo».

Il pezzo è firmato da Gabriele Bojano, e nasce da un incontro avvenuto qui, a Romagnano al Monte, 400 anime al confine tra Campania e Basilicata. Ma internet non ha territorio, e la Rete può offrire lavoro in qualunque posto, anche qui. Nei paesini dove il disagio esistenziale c’è anche se è meno evidente, perché non vedi gente abbandonata a se stessa per la strada. «La paura di non saper affrontare la vita, di non riuscire a trovare il proprio posto nel mondo porta il giovane Vito a fumare a quindici anni la prima canna. “Ricordo che furono i miei amici a farmi provare, poi iniziai ad associare il fumo ad alcolici e superalcolici e tutto questo mi dava quella forza che non avevo tenevo la siringa d'emergenza che mi serviva quando tutte le farmacie erano chiuse”. Il primo buco a Salerno, in un parcheggio: “Passai all'eroina perché costava meno che sniffare, con un grammo ti bucavi tre volte, conveniva. La droga ormai era diventata il mio tutor, mi dava tutto ciò di cui avevo bisogno, mi faceva sentire la persona più sicura e forte del mondo”».

Il giorno in cui Vito va in overdose di psicofarmaci è il momento in cui la sua vita è a un bivio. Collassa in bagno, a casa sua, a San Gregorio Magno. «“Quando si è in una fase acuta — spiega Pacelli — pensi di automedicarti smettendo con l'eroina e cominciando con la cocaina, poi smetti la cocaina e passi agli psicofarmaci. Cosa che puntualmente feci io rischiando di morire“». I genitori lo mettono di fronte a una scelta: lasciarsi cadere, oppure farsi aiutare. «“Anch'io mi resi conto che avevo bisogno di aiuto, avevo perso tutti gli amici, nessuno si fidava più di me e io stesso non mi rispettavo”».

La decisione si rivela vincente, ma il percorso è tutt’altro che una cavalcata trionfale, e passa per San Patrignano. «A 21 anni e un mese, nel gennaio 1995, Vito entra in comunità e ci rimane quasi quattro anni. […] Esce nell'ottobre 1998 con una sola idea in testa: riscattarsi socialmente puntando su famiglia e lavoro. “Conosco Emanuela, una ragazza acqua e sapone, la sposo e ho due figlie, Maria Concetta, oggi dodicenne, e Maria Elisa di 3 anni e mezzo. E inizio a lavorare in un centro stampa a Buccino, faccio siti Internet”. Però, nonostante tutto, Vito si sente ancora insoddisfatto».

Uscirne non è abbastanza. Non quando nel tuo stesso paese ci sono ragazzi che vivono il tuo stesso inferno. Vito Pacelli si apre agli altri, e diventa una figura di riferimento per chi ha problemi di tossicodipendenza. «“In questi giorni hanno concluso il percorso a San Patrignano tre ragazzi di San Gregorio Magno: Davide, Giovanni e Antonio. Sono orgoglioso di averli accompagnati”. Il giovane che a scuola le prendeva sempre dai compagni più grossi di lui alla fine ha avuto ragione e si è affermato. Senza lasciare la sua terra e, quel che più conta, dando lavoro ai ragazzi del comprensorio».

È il 2010 quando viene concepito il progetto BookSprint Edizioni. «“Chi scrive — osserva Vito — desidera dare una svolta nella propria vita, ecco, la mia casa editrice si rivolge proprio a questi autori, che scrivono per esorcizzare un trauma o per rappresentare un angolo in cui chiudersi ed essere soli con se stesso”». Nuove idee e iniziative non mancano di certo, e lo staff è già pronto. «“Adesso stiamo lanciando gli audiolibri in formato Mp3 per poter leggere ascoltando mentre si fa jogging o si va in bicicletta”. I ragazzi che lavorano alle dipendenze di Vito Pacelli sono tutti under 40, dodici maschi e dodici femmine, che si dividono tra produzione, centro stampa, grafica, ufficio stampa, commerciale, amministrativo e soprattutto nell'ascolto di quanti si rivolgono a loro, autori che hanno già pubblicato e autori che sognano il debutto letterario. E poi ci sono 14 collaboratori esterni tra free lance e correttori di bozze. “Tra di noi ci diamo tutti del tu, sono loro che hanno scelto me e la passione nei loro occhi mi ha convinto più di qualsiasi curriculum”».

Per aspera ad astra, è questa la frase che il nostro editore sceglie per sintetizzare il proprio percorso, ora che, come scrive Bojano, «la canna sta solo nel suo zucchero preferito». 

 

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Venerdì, 11 Aprile 2014 | di @BookSprint Edizioni