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12 Feb
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Intervista all'autore - Massimo Mannocci

Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?
Decisamente per me scrivere è un divertimento; dove posso non solo realizzare la mia creatività, ma anche riflettere su tutti i miei personaggi che di fatto mi guidano e sono loro che scrivono:
Sono solo un loro strumento. Io li amo come fossero veri, sia esseri umani donne o uomini, sia animali con tutte le loro problematiche legate alle loro difficili esistenze. Se per caso li incontrassi per via li riconoscerei senz'altro e li indicherei a chi mi sta facendo compagnia.
 
Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?
Come ho avuto modo di dire a proposito di una vostra precedente intervista, in tutto quello che scrivo c'è molto della mia vita, anche se sotto molte metafore.
 
Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.
Avere la possibilità di esercitarmi e sottopormi ad una seria critica letteraria. Operare delle ricerche a trecento sessanta gradi relative a ciò che scrivo.
 
La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con sé stesso per deciderlo tra varie alternative?
La scelta del titolo è quella che viene prima e non presenta mai nessuna difficoltà, dal momento che già contiene ampiamente la traccia che poi verrà svolta.
 
In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?
A questa domanda mi è già capitato di rispondere: Io amo i classici e i grandi autori che appartengono alla letteratura italiana e mondiale. Per cui mi si permetta rispondere: Divina Commedia, le opere di W. Shakespeare, il Nome della rosa di U. Eco. E in più, un testo che ho letto solo recentemente, si tratta del mistico tedesco Meister Eckhart popolarissimo predicatore del XIV secolo, i cui sermoni sono raccolti in sintesi in un'opera di Francesco Roat dal titolo "Nulla volere, sapere, avere". La dovrebbero leggere tutti, soprattutto i giovani, così disorientati, oggi. Ma temo che non lo farebbero mai.
 
Ebook o cartaceo?
Il primo è un prodotto innovativo; il secondo è più tradizionale e destinato col tempo (purtroppo) a scomparire. Per il fatto che prediligo il secondo ciò tradisce la mia età.
 
Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?
La mia non è una carriera, mi sarebbe piaciuto definirmi scrittore. Ma ho sempre scritto, soprattutto poesie e riduzioni teatrali per i miei alunni. Ho realizzato anche altri lavori, ma mi sono sempre occupato di didattica e non ho mai pubblicato niente. Lo sto facendo un po' adesso.
 
Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?
Questa terza raccolta di "favole" (in realtà racconti per ragazzi) hanno come protagonisti sempre dei ragazzi. Un aneddoto? Lo ho tratto dalla realtà; è relativo al terzo episodio ("La sfida") ed è nato dal disgusto di tante guerre e altro che incendiano il mondo e creano tante sofferenze di cui non riuscirò mai a capacitarmi.
 
Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?
La soddisfazione del compimento di un percorso. Io sono un neo esistenzialista e leggo il pur difficile Martin Heidegger. Egli dice, tra l'altro, che la vita inautentica ci porta, no, a definire un percorso (che deve essere autentico) che ha delle finalità progettuali (serie), ma ci porta alla mera "chiacchera". Basta ascoltare, chi ne ha pazienza, le varie tavole rotonde televisive che non concludono mai nulla.
 
Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?
Mia moglie, i miei compagni di squadra, se me lo chiedono. Ma io non insisto molto. Purtroppo ho sempre la sensazione che i libri non sono in molti a leggerli, preferiscono stare sempre sul telefonino a giocare.
 
Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Con l'audiolibro si dà la possibilità a tutti di conoscere un'opera: sono del tutto favorevole.

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