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BookSprint Edizioni Blog

09 Feb
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Intervista all'autore - Sandro Chiabaudo -

Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Non c'è molto da dire.
Ho sessantadue anni e mezzo, sono disabile visivo con qualche difficoltà a camminare e a muovere la mano destra.
Sono attualmente pensionato dopo aver lavorato trentuno anni tra Asl e ospedali, come centralinista telefonico. Cardiopatico dal 2019.
Sono più vecchio del Muro di Berlino. Sono, infatti, nato a Torino otto giorni prima dell'inizio della sua costruzione.
Ho trascorso i primi otto anni della vita in un paesino della Val di Susa. Nel 1969, a causa della nuova situazione sentimentale di mia madre, ho dovuto trasferirmi a Reano, trenta chilometri ad ovest del capoluogo di regione.
Non potevo di certo immaginare che, da allora, la mia vita sarebbe cambiata drasticamente: purtroppo in peggio.
Poco apprezzato dal nuovo compagno di mia madre, che non perdeva occasione per apostrofarmi con epiteti poco lusinghieri, ho faticato non poco, per sopravvivere nel successivo quarto di secolo. Niente scuola superiore, sostituita da quattro anni di "morte spirituale" in paese.
Fortunatamente, grazie ad amici, sono riuscito a migliorare la mia situazione. Mi sono iscritto ad un corso per centralinisti finanziato ed organizzato dalla Regione, ed ho potuto procurarmi un mezzo di sostentamento.
Nel frattempo, errori in campo "sentimental-finanziario" mi avevano causato serie crisi esistenziali.
Il trasferimento a Torino, nel 1993, ha rappresentato un ulteriore passo verso una vita migliore.
Nel 2000 ho smesso di fare il pendolare. Sono stato assunto all'Ospedale Molinette, dove ho trascorso gli ultimi dodici anni della vita lavorativa.
Ho deciso di dedicarmi alla scrittura perché ho capito che è l'unica attività che posso gestire autonomamente e verso cui sono portato.
Non credevo di potercela fare. Poi mi sono venuti in mente Gavino Ledda, anche lui vittima di un "padre padrone", che da pastore analfabeta è diventato professore di glottologia e Jack London, che, prima di diventare scrittore, ne aveva combinate di tutti i colori. Per cui, mi sono detto: «Se ce l'hanno fatta due tipi così perché non dovrei farcela io».
Non pratico sport. Non ho mai trovato qualcuno che mi insegnasse ad amarlo e, da adulto, mi è stato altamente sconsigliato.
 
Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Non c'è un momento preciso. Essendo pensionato, posso disporre del mio tempo quando voglio.
Per scrivere, attendo l'ispirazione.
 
Il suo autore contemporaneo preferito?
Andrea Camilleri, con il suo Commissario Montalbano ed i suoi romanzi storici.
 
Perché è nata la sua opera?
Quasi per caso.
Non c'è un motivo preciso. Ho soltanto voluto vedere se possiedo un talento particolare per qualcosa. I professori della scuola media avevano, a suo tempo, notato in me una certa predisposizione verso le materie letterarie.
Ricordandomi di questo, ho voluto vedere se, a distanza di decenni, qualcosa si fosse conservato.
 
Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Per niente.
Anzi, devo confessare che sono un lettore molto scarso. L'ambiente sociale in cui ho vissuto in passato non ha di certo favorito l'amore per la lettura.
 
Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Per me vale la seconda che ha detto.
I racconti che compongono l'opera, infatti, pur mancando, in alcuni casi, di ogni riferimento geografico e topografico, sono ispirati a situazioni che potrebbero verificarsi nel mondo reale
 
Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
Il protagonista dei racconti sono praticamente io.
O direttamente o nascosto dietro un alter ego o "avatar", come si usa dire oggi.
In tutti i casi, il personaggio principale è stato creato partendo da come sono io. Sia fisicamente che spiritualmente.
 
C’è qualcuno che si è rivelato fondamentale per la stesura della sua opera?
Sì. La mia insegnante di scrittura creativa, nonché direttore della rivista ufficiale dell'associazione di disabili visivi cui sono iscritto.
È stata la prima a notare in me una certa capacità.
 
A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
A questa domanda, se ci sarà l'occasione, risponderò in seguito, dopo la pubblicazione e la diffusione del libro.
 
Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
L'ebook può esser utile in certi casi ed in determinate situazioni Per i disabili visivi e per i dislessici, per esempio. Sui dispositivi elettronici è possibile
impostare un modo di lettura compatibile con le esigenze del lettore: ingrandimento dei caratteri o lettura vocale.
Il problema con questi dispositivi però, è la mancanza di energia per farli funzionare. Una batteria scarica o un momentaneo black out potrebbero renderli del tutto inutilizzabili.
Ecco perché il libro ed il giornale cartacei devono continuare ad esistere.
 
Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
L'audiolibro, così come l'ebook, può essere utile per determinate categorie di persone: disabili visivi e dislessici.
Una valida alternativa al braille (volumi troppo ingombranti) per ciechi e ipovedenti. Anche per chi non sa distinguere le singole lettere dell'alfabeto

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