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22 Nov
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Intervista all'autore - Ludovico Langella -

Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Nato a Castellammare di Stabia (NA), residente ad Angri (SA) il 28 dicembre 1998. Attualmente, sono uno studente di lettere moderne della Federico 2 a Napoli, con una cultura classica alle spalle e con una laurea imminente.
Accanito cinefilo fin da bambino, nonché videogiocatore decisamente appassionato. Avido lettore di qualsiasi genere, arrivando anche alla lettura di manga con tanto di visioni di anime. Come la maggior parte, sono cresciuto con i film di Bud Spencer e Terence Hill. Con gli anni, ho scoperto registi che ancora oggi, continuano ad essere la mia fonte di ispirazione (Tarantino, Leone, Fellini, Scorsese, il grande Dario Argento, e molti altri). Per quanto riguarda il mondo videoludico, giochi come Silent Hill e Resident Evil, sono una costante base dei miei racconti e dei miei scritti. Rock, folk e jazz, sono i generi musicali che ascolto spesso (Rolling Stones, Pink Floyd, Queen, Linkin Park, Hollywood Undead e altri, sono insieme a registi detti, la mia ispirazione) A circa sedici anni, ho deciso di entrare nel mondo della scrittura, in seguito ad un'esercitazione per un compito di italiano. Scrissi un piccolo racconto di mezza pagina. Il giorno successivo, dopo una rilettura, decisi di dargli una continuazione, strutturandolo in capitoli. Pertanto, si può dire che la casualità, mi ha spinto a diventare scrittore
 
Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
La mattina è l'arco della giornata che dedico alla scrittura. Avendo la mente riposata e fresca, sono più invogliato a scrivere. L'inverno è il periodo in cui mi dedico assiduamente alla scrittura. La pioggia è sempre ben accetta, anzi, se posso dirlo, se non c'è la pioggia, non sento fluire la creatività né tantomeno idee su nuovi racconti o storie.
 
Il suo autore contemporaneo preferito?
Senz'alcun ombra di dubbio, George Orwell. Il suo modo di scrivere è semplicemente spietato e crudo. L'idea di scrivere una sorta di Grande Fratello, narrando di un sistema politico che osserva e plagia le nostre mente, è davvero magistrale. La sua tematica e il suo pensiero, hanno influito molto sul mio pensiero politico. Lo considero un precursore della nostra contemporaneità, dal punto di vista politico.
 
Perché è nata la sua opera?
Si può ancora amare? Siamo ancora in grado di porci domande? Dubitiamo anche di noi? Esiste l'amore di una volta? E soprattutto, cos'è davvero l'anima e l'amore? Sono state queste domande, che mi hanno spinto a far nascere l'opera. Sono del parere che se noi umani ci ponessimo qualche domanda, non esisterebbe ciò che ogni giorno accade nel mondo. Se siamo stati creati con lo scopo di pensare, agire e altro, allora nessuno riflette su sé stesso? C'è una mancanza di empatia, nessuno più dubita di sé stesso, di conseguenza anche l’amore, è scomparso da noi stessi. Se prima eravamo mossi da un sentimento puro come l'amore, oggi siamo gusci vuoti, privi di ragione e non inclini al pensiero. Il mio libro è nato in seguito a tali riflessioni
 
Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Considerando che l'opera è nata quando avevo sedici anni, posso dire di aver vissuto in un contesto sociale diverso, rispetto a quello di oggi. Se riflettiamo su come la nostra società sia cambiata, subendo un'involuzione e arretramento, notiamo che il contesto sociale, nonché il modo di vivere sia diverso, rispetto al passato. Se prima si poteva ancora parlare di amore e sentimenti, con la costante evoluzione della tecnologia abbiamo smarrito tutto ciò. Non c'è più dialogo, non si conversa. Anche l'amore è diverso. Ora, ci sono i social su cui si fa tutto. Ci si parla, ci si innamora, ci si lascia. Siamo diventati schiavi della tecnologia. Pertanto, per concludere, la mia formazione letteraria ha influito moltissimo sulla mia opera.
 
Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Entrambi. Quando si scrive, ci si rinchiude in mondo completamente nuovo, frutto della nostra mente, delle nostre parole. Ciò che inventiamo, sappiamo che non è reale. Creiamo un’evasione, un "esilio volontario". In quel momento, non esiste la realtà. Vi è solo finzione. Tuttavia, se ascoltiamo o vediamo ciò che nel mondo sta accadendo, ci rendiamo conto che la realtà creata da noi, non è così male, pertanto cerchiamo di raccontare la nostra realtà, la nostra finzione, usando la realtà come fonte di guida.
 
Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
Tutto. Ciò che penso dell'amore, è racchiuso nel personaggio di Elena. Jessie rappresenta, invece, l'altra mia personalità dell'amore e dell'amare. Le sorprese, i regali per Elena da parte sua, sono in realtà il mio modo di esprimere ciò che per me significa amare. Al contrario, Elena, rappresenta il mio concetto di amore. Elena non è solo portatrice di amore, ma anche del mio pensiero, del mio concetto, di me stesso. In lei, è racchiusa l'amore puro, ingenuo e immortale che ho al riguardo. Jessie, è la parte romantica che io non riesco ad esprimere e a dimostrare. Elena, al contrario è l'altra mia personalità. È colei che diffonde l'importanza dell’anima, nonché il porsi sempre domande su ogni concetto umano. Jessie, infine, è portatore dell'amore spensierato, felice, innocente e puro. Entrambi i personaggi rappresentano la mia personalità.
 
C’è qualcuno che si è rivelato fondamentale per la stesura della sua opera?
Tutte le persone a me care, sono state fondamentali al fine dell'opera. Dalla mia famiglia agli amici. Certo, mia madre, è colei che ha visto in me, il mio valore e mi ha incoraggiato a pubblicare l'opera. È stata assolutamente fondamentale per la stesura. Ma anche gli amici, hanno influito sulla creazione di tale manoscritto. Due mie amiche molto speciali, per me, nonché un caro amico, sono stati di estrema importanza, durante la lavorazione del libro. Ah, giusto, e anche Elena del libro, mi ha aiutato, in quanto, anche se per pochi mesi di relazione, mi ha insegnato ad amare come ero solito fare una volta.
 
A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
A nessuno. Non volevo che il mio primo romanzo venisse letto prima della pubblicazione. Dato che si tratta di un traguardo raggiunto dopo otto anni di ripensamenti, di incertezze, di timidezza e altro, volevo che la prima lettura fosse perfetta come l'avevo ideata e pensata. Anche la sola lettura della bozza, sarebbe stato rovinare l'attesa nei confronti degli altri, ma anche nei miei. Certo, ho dato una breve lettura ai primi capitoli, tuttavia, mi sono detto che era meglio aspettare, prima di farlo leggere a qualcuno.
 
Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
Difficile rispondere. Certo, la tecnologia e i social in particolare, oggi hanno un'influenza maggiore rispetto al passato. È tutta tendenza, ai giorni nostri. Non sto dicendo che sia da condannare l’ebook, in quanto è pur sempre un metodo che si ha per conoscere l'autore anche sui social e online. Ma allo stesso tempo, confermerebbe il mio timore: la perdita di dialogo e l'essere completamente dalle macchine.
 
Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Senza dubbio e rispetto all’ebook, sono molto più favorevole. Su Spotify e non solo, esistono anche canali di Podcast in cui vengono letti e analizzati ciò che l'autore ha scritto. E questo, senz'altro, è una forma di intrattenimento che può condurre al dialogo e alle conversazioni, considerando che nei Podcast, spesso si può intervenire durante l'ascolto. Tale metodo, si nota anche nel doppiaggio. Se siete appassionati di questo mondo come lo sono io, potrete notare come molti doppiatori, intrattengano i loro follower e i loro fan con letture di libri. Il caso di Harry Potter, è uno dei tanti. Di conseguenza, rispetto all’ebook, sono decisamente a favore dell'audio libro.

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