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16 Nov
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Intervista all'autore - Arianna Gonzalez -

Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittrice?
Sono nata a Cuba, in una piccola fattoria assieme ai miei nonni e mia madre nella provincia di Santiago di Cuba,
sono stata una bambina felice anche se eravamo poveri economicamente il mio cuore era pieno di amore e gioia, avevo la fortuna di essere amata solo perché esistevo. La unica cosa che potevo offrire era il mio amore e viceversa. Ma io non sapevo che il contesto sociale dove vivevo era come morire ogni giorno, quando ho fatto quindici anni sono stata consapevole intuitivamente che mi stavano rubando la vita.
Così mi sono trasferita nella capitale da mio padre dove, dopo aver subito diverse violenze e dopo aver avuto dei pensieri che mi hanno portato nel vuoto, ho deciso di vivere altre vite attraverso la lettura e così, durante alcuni anni, ho viaggiato con la mia mente, sono stata nel passato e nel futuro, ma un giorno però mi hanno vietato di leggere, la moglie di mio padre affermava che leggere faceva male, mi sono rimasti nel cuore Gabriel García Marques, Fiódor Dostoyevski, Dante Alighieri e tanti altri. Un amico comunista di mio padre mi portava di nascosto il codice Da Vinci e Angeli e Demoni, e così leggere non fu abbastanza, è iniziata in me la voglia di creare e far si che altri potessero scappare come lo facevo io quando leggevo, ho scritto poesie in piccoli quaderni, piano piano le mie storie prendevano forma nella mia testa fino a diventare manoscritti, ho nascosto fino alla fine questi scritti, mi vergognavo di loro, del fatto che mi vedevano come se io fossi pazza. Non ho scelto di essere scrittrice, ma non lo desideravo neanche, credo che le mie storie hanno scelto me, nel mio paese era impossibile pubblicare qualcosa di diverso oltre Fidel e la rivoluzione, non potevo neanche uscire da quella galera e quindi pubblicare non è stata mai una opzione reale. Quindi ho usato la scrittura per scappare, per non dimenticare, per trovare la libertà e la pace che la mia anima desiderava disperatamente.
 
Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Scrivo quando la mia mente è piena di pensieri e ho bisogno di svuotare le mie preoccupazioni, è un modo di sfogare, come si fosse una terapia, più sono stanca, più voglio scrivere, quindi non ho un momento della giornata in specifico, ho periodi dell’anno dove ho bisogno di coltivare la mia anima con la scrittura e così facendo mi rassereno.
 
Il suo autore contemporaneo preferito?
Gabriel García Márquez
 
Perché è nata la sua opera?
La mia opera nasce dalla rabbia, non potendo scegliere di essere nata in dittatura avevo bisogno di raccontare la mia verità dietro alla facciata comunista, la ipocrisia e i nostri finti sorrisi perché non siamo sempre felici anche se ironizzano sulle nostre disgrazie e ridiamo dei nostri traumi, volevo solo essere libera almeno quando scrivevo.
 
Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Forse se non fossi nata a Cuba non avrei mai intrapreso questa strada, forse se non avrei ricevuto tante prove difficili, non avrei fatto tesoro di loro, adesso ringrazio per quei momenti duri e bui perché attraverso loro ho trovato la luce e saputo godere della persona che sono diventata, capire che un abbraccio a volte non ha prezzo è qualcosa di impagabile. Adesso sono piena di amore, ho perdonato, ho lasciato andare per potere essere felice, la scrittura mi ha salvato letteralmente la vita, il contesto sociale e politico non hanno potuto limitare la mia mente perché ero già libera anche se loro volevano limitarmi.
 
Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Entrambi, dipende di quello che bisogno nel momento che scrivo, a volte voglio rilassarmi o punirmi, alla perdita di un caro voglio solo sfuggire dal dolore, dalla mancanza, poi a volte uso quelle emozioni per trasmettere al lettore una sensazione reale.
 
Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
In tutti i miei libri c’è qualcosa di mio, può essere una esperienza vissuta o una emozione ma c’è sempre il mio modo di vedere la azione del personaggio, provo sempre all’interno delle mie opere di lasciare un messaggio di crescita spirituale, il fatto che non importano i momenti duri possiamo sempre scegliere chi vogliamo essere, un po’ come me. Non ho paura di ciò che è sconosciuto, soprattutto lascio il mio desidero di trovare noi stessi e la Libertà.
 
C’è qualcuno che si è rivelato fondamentale per la stesura della sua opera?
Quasi tutti i mei libri sono frutto della mia immaginazione, in questo però ho preso delle emozioni vere e dei fatti realmente accaduti, ho cambiato però il contesto e la descrizione del personaggi, le mie esperienze personali sono il centro della mia inspirazione, alcuni fatti li ho visti da così vicino che ancora fanno male, se sei cubano non rimani immune dalla situazione che si svolge intorno a te, è come una valanga che ti stravolge.
 
A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
Libertà l’ho fatto leggere per la prima volta alla cara amica Nadia Ferran, lei mi ha spinto ad inviarlo alle case editrici.
 
Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
Il libro digitale fa si che possiamo accedere a una vasta varietà di libri in meno tempo e portarli con noi in qualche parte del mondo, quando viaggio mi è più comodo, quindi penso che la distribuzione digitale può essere la svolta. Personalmente preferisco il cartaceo, l’odore della carta, le mie mani sul foglio, ma uso molto il digitale, soprattutto quando si tratta di leggere sono felice in generale. Penso che l’ebook avrà sempre più protagonismo sulle nuove generazioni, è avrà sempre di più un ruolo fondamentale en il futuro letterario.
 
Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Personalmente quando non ho tanto tempo o sto svolgendo una attività fisica mi piace optare per l’audiolibro, è come se si tornasse ai giorni quando si raccontavano le storie in le piazze, è una opzione che offre scelta a chi non puoi scaricare un libro digitale o compare il cartaceo. Fa si che la letteratura possa arrivare a più pubblico. 

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