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20 Set
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"O bisogno di te", "ci vediamo all’ago": che romantici... errori!!!

"O bisogno di te", "ci vediamo all’ago": che romantici... errori!!! © willypd

Blog, social network & Co. sempre più pieni di sgrammaticature. Ecco alcuni consigli per evitarle

“Un minuto e sono l’hi”. Beh, certo, basterebbe capire dove si trova geograficamente l’”hi” per poterci incontrare, ma sono piccolezze queste.
E sì, succede anche questo nel nostro BelPaese. Una nazione di scrittori, di poeti, che non può permettersi certi… errori carta in mano. È vero che scrivere è bello, libera la mente, ed è vero anche che la grammatica italiana è forse tra le più complicate dell’intero universo, ma troppo spesso capita che, girovagando tra forum più o meno interessanti, purtroppo ci si perda nei meandri delle storture, e si finisca catapultati in un mondo magico, dove la fantasia la fa da padrona. E allora può anche accadere che “ci vediamo all’ago”, perché una bella abbronzatura sulla punta di una siringa è sicuramente più piacevole di un comodo lettino sulle rive del lago.

Ma, infondo”,“Ce sempre di peggio”. E c’è da crederci seriamente. Questi errori “lo trovati” tutti per caso, ma senza dover faticare più di tanto. Purtroppo sono all’ordine del giorno. Del resto, anche nel piccolo dei social network siamo tutti scrittori emergenti e non è difficile incontrare delle modeste scuse come “non c’è lo con te”, o testi strazianti quali o bisogno di te. E peggio ancora è quando queste sgrammaticature le si trova su quotidiani, riviste e tanti altri tipi di pubblicazioni che puntano anche molto in alto.

Ecco una breve lista, quindi, di consigli utili per evitare errori “facilmente evitabili”:

 

    • Rileggere sempre ciò che si scrive. L’essere umano va sempre più di fretta, ma una rilettura attenta può evitare spiacevoli sorprese, frutto soprattutto di distrazioni. È la regola più importante.
    • Munirsi di un buon vocabolario e, quando si hanno dubbi, consultarlo. Evitando possibilmente quelli online che spesso sono carenti e sbagliati.
    • Non fidarsi troppo delle correzioni ortografiche di Word e simili. Questi software riconoscono parole inesistenti, ma non sono in grado di dire se una “e” vuole l’accento oppure no, o se si voleva scrivere “casa” invece che “cassa”.
    • Nel caso di “e” con o senza accento e di “o” con o senza acca, ricordarsi la regoletta della maestra delle elementari, e provare a leggere la frase sostituendo alla “e” la dicitura “era” e alla “o” la dicitura “avevo”, e vedere se la preposizione mantiene un senso compiuto oppure no. Nel primo caso, allora l’accento e l’acca ci vogliono.
    • Evitare terminologie straniere, specie se non si padroneggiano queste lingue. Anche perché la lingua italiana è talmente piena di lemmi da potere rappresentare per iscritto tutte le immagini mentali e i pensieri di un essere umano.
    • Fare attenzione alle concordanze maschile/femminile, singolare/plurale e ai tempi dei verbi. Anche in questo caso rileggere attentamente il testo può aiutare.
    • Evitare errori nell’uso del congiuntivo in sé e del congiuntivo legato al condizionale. Il congiuntivo indica un dubbio, una perplessità. In questo caso si può rispolverare il vecchio libro di grammatica se si hanno dubbi.

E volendo sorvolare sugli apostrofi, le parole tronche, i dialettalismi impropri (“scendo il cane”: scendere è un verbo intransitivo e il complemento oggetto non lo regge)… non mi resta che ricordare che la grammatica va studiata e va insegnata senza fretta, perché ci sarà utile, sia che diventeremo scrittori che matematici o dottori.

 

 

 

 

 

 

Venerdì, 20 Settembre 2013 | di @Dario D’Auriente

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