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07 Giu
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Intervista all'autore - Marcello Zanni -

Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Vengo da Verucchio " là dove soglion fan di denti succhio " Dante Inferno XXV.
Non posso dire di aver deciso quando diventare scrittore. È stata semmai la scrittura ad impadronirsi di me Questo perché ho iniziato a leggere prestissimo (3-4 anni) da solo. La mia prima pubblicazione fu un tema scritto in terza elementare pubblicato l'anno successivo su un sussidiario di quarta elementare.
 
Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Dalle otto alle dodici tutte le mattine. Il pomeriggio rileggo i testi e correggo. Soprattutto taglio.
 
Il suo autore contemporaneo preferito?
Non amo molto i contemporanei. Carofiglio, Marco Missiroli e pochi altri. Ultimamente ho letto Viola Ardone (Il treno dei bambini). Scrivono spesso in modo ineccepibile, ma "freddo". Poco pathos. Io ritengo che un autore debba avere il coraggio di rischiare, "sporcarsi le mani”. Dobbiamo tutto al lettore. Non a caso una delle mie massime preferite è il monito evangelico " Guai ai tiepidi ".
 
Perché è nata la sua opera?
Erano progetti già abbozzati che il maggior tempo a disposizione ha portato a compimento. Prima solo racconti brevi di storie e storia locale e collaborazioni a quotidiani e riviste. Svolgevo una professione molto impegnativa, sia per le problematiche inerenti, che per gli orari.
 
Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Molto. L'aver frequentato poeti e scrittori (R. Baldini, T. Guerra, F. Tomizza, E. Pazzini ecc) mi ha posto nella condizione di avere esperienze di prima mano. Anche la pittura e quindi la frequentazione di atelier di pittori hanno contribuito in maniera determinante. Essendo poi nato in una fumosa osteria romagnola dove le storie erano il quotidiano vivere, non posso neppure dire di averle imparate, le ho assorbite per osmosi e ora vivono dentro di me una loro vita che io non riesco, né lo vorrei minimamente, a controllare.
 
Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Ritengo sia impossibile evadere dalla realtà. Viviamo cosi immersi nel mondo che ci circonda che diventa difficile anche il percepirlo. Un po' come la storiella del pesce adulto che incontrando due pesci giovani chiede loro " Come è oggi l’acqua? '". Al che uno dei due pesci giovani sbotta " L'acqua? Che diavolo e l'acqua?.
Chi scrive deve stare saldamente dentro la realtà anche quando apparentemente va oltre. Trasfigurandola senza preoccuparsi troppo di essere vero ma semmai verosimigliante. Scrivere è un atto sociale, una comunicazione intellettuale ed emotiva. Un atto di affermazione esistenziale e quindi un modo di partecipare alla vita sociale. E se questo è vero chi scrive, anche potendo, non dovrà dire tutto ma lasciare spazio al lettore il quale dovrà assumere uno stile di lettura attivo.
 
Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
Quando scriviamo siamo necessariamente auto referenziali; molto di più che in una comunicazione orale la quale presuppone una presenza che influenza invariabilmente il tono, i modi e di conseguenza anche i contenuti. Identificarsi con il, o i protagonisti, è sempre un errore. Chi scrive deve saper tenere le distanze. Ma la propria vita con le sue vicende, le sue emozioni, e tutto quanto l'esistenza racchiude nel suo mistero, devono essere rivelati, perché chi scrive deve avere il coraggio di mettersi a nudo. Lo deve al lettore, che secondo una mia personale opinione deve essere un soggetto attivo, una sorta di co-autore che sottolinea, riscrive a fondo pagina pensieri, critiche o impressioni.
 
C’è qualcuno che si è rivelato fondamentale per la stesura della sua opera?
Mia moglie, accanita lettrice di romanzi.
 
A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
A mia moglie. Ritenevo fondamentale il suo giudizio.
 
Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
Avendo incominciato a leggere molto presto conservo un rapporto quasi reverenziale con l'oggetto libro. L’odore stesso dell'inchiostro e della carta mi dà ancora una sorta di ebbrezza. Ero piccolo quando la banda dei "grandi" nascose nella mia cantina il frutto di una scorreria. Si trattava di tutta l'epopea dei personaggi di E. Salgari. Una massa imponente di libri editi, ricordo, da: Casa Editrice Bemporad Marzocco. Loro (la banda dei grandi) presto dimenticarono l'accaduto. Io li lessi tutti. In segreto, perché il sapere leggere pur essendo ancora piccolo doveva restare un segreto. Temevo la reazione dei miei genitori. Forse il futuro parlerà a favore delle nuove tecnologie. Ma la tecnologia è un qualcosa che nasce per essere superata da altra tecnologia. Un libro stampato è una gioia per tutta la vita.
 
Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Come è meglio leggere: con gli occhi o con le orecchie? Mi viene spontaneo un paragone con la musica, altra mia grande passione. È meglio riprodotta o ascoltata dal vivo? Vedere uno strumento suonare, e quindi udirlo, è la stessa cosa che sentire uno strumento suonare senza vederlo?
Già a questa domanda risponde il protagonista del mio romanzo. Lascio quindi in sospeso la questione. Ma forse a questo punto sarebbe bene porsi il quesito: Cosa è immortale e cosa caduco a questo mondo?

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