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06 Ott
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Intervista all'autore - S. N.

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Nasco e vivo a Torino, tranne che per un brevissimo periodo, dal 1986 al 1988, a Roma.
Sono impiegato presso una grande azienda piemontese da diverso tempo e scrivo da oltre 30 anni poesie, pensieri, aforismi, racconti brevi, osservazioni personali sulla vita e su me stesso.
Scrivo di vita, di amore e di morte, di religiosità, filosofeggiando sulle cose attorno.
In passato non ho mai sentito la necessità di pubblicare qualcosa di mio ma all'alba dei 56 anni, mi sono deciso a farlo per una sfida contro me stesso e il mondo che mi circonda.
Scrivono e pubblicano un po’ tutti, perché io non dovrei, a questo punto?
 
2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Dedico tempo alla scrittura solo quando mi sento ispirato, quindi, può esser sera come mattina, notte come giorno.
Scrivo su un foglio di carta per strada o sul pc quando mi trovo a casa.
Successivamente elaboro fino a dare un senso a ciò che ho scritto.
 
3. Il suo autore contemporaneo preferito?
Non ho autori contemporanei che mi affascinano particolarmente.
Ho sempre amato Pirandello e Pasolini che considero i due giganti letterari del '900 italiano.
E poi il romanticismo inglese, i poeti esistenzialisti francesi, i filosofi, Nietzsche su tutti, i grandi drammaturghi e tanta altra letteratura.
 
4. Perché è nata la sua opera?
La mia opera è semplicemente una raccolta di pensieri sparsi, misti, scritti nel corso di un trentennio.
Ho scelto i brani che reputo migliori, quindi ho selezionato con cura il materiale prima di darlo alle stampe.
Nonostante molti di essi siano datati, a leggerli oggi, sembra siano stati scritti di recente.
Questa è già una piccola soddisfazione per me, vuol dire che un minimo di visione sulle cose alloggia nelle camere della mia mente.
 
5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Parecchio, devi fare sempre i conti con la società e il momento storico in cui trascorri la tua esistenza.
Mi stimola molte idee.
Tutto ciò che mi capita viene rapportato e descritto nel contesto in cui vivo e da cui provengo.
Ammetto, però, che altra ispirazione proviene dalle profonde letture dei grandi autori del passato, dall'influenza che hanno esercitato, con le loro opere, sulla società.
Questo è importante, mi dà il coraggio di fare qualcosa.
Per me la scrittura è anche un modo di dare libero sfogo a ciò che mi passa per la testa.
Non cerco necessariamente conferme, l'importante è scrivere.
 
6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Entrambi, scrivo ciò che accade e ciò che potrebbe accadere e ciò che, spero, non accada.
Poi, lascio spazio alla fantasia e ai miei pensieri privati.
Evado dalla realtà quando tendo a chiudermi in me stesso, liberandomi del mondo.
Anche questo mi permette di pensare e scrivere.
 
7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
Tutto, nel modo più completo.
Sono molto autobiografico.
Mi metto al centro delle situazioni per descrivermi nel bene e nel male senza vergogna o timidezza.
 
8. C’è qualcuno che si è rivelato fondamentale per la stesura della sua opera?
Beh, sicuramente parte delle persone con cui ho condiviso e trascorso la mia vita negli ultimi 30 anni.
I rapporti che ne sono nati, le esperienze fatte insieme, le gioie e le sofferenze provate e condivise, le rotture, i nuovi incontri, l'amicizia, l'amore.
Tutto ciò è stato motivo di ispirazione e scrittura.
 
9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
Pochissimi eletti, persone a me vicino che hanno saputo apprezzare e incoraggiarmi.
 
10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
Viviamo nell'era digitale, quindi credo di sì.
Personalmente a me piace tenere i libri che leggo in bella vista, prenderli, toccarli, sfogliarli, mi dà un senso di contatto, di appartenenza, di calore, una sorta di feeling con l'autore.
È qualcosa di affettivo, col digitale questo non puoi farlo.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Interessante per coloro che non hanno occhi ma orecchie.
Non sono pochi quelli a cui non piace leggere però magari fanno meno fatica ad ascoltare.
In questo caso è una grande occasione per affacciarsi alla lettura.
Si dovrebbe fare di tutto per stimolare la gente verso la lettura e la cultura.
In questa direzione, ben venga ogni tipo di innovazione.
Mi sembra una giusta causa.
 
 
 
 
 

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