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07 Mag
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Intervista all'autore - Ariel Grün

1. Parliamo un po’ di Lei, dove è nato e cresciuto?
Sono nato a Derby. Conneticut, USA, ma mi sono trasferito in Italia, il Paese di mia madre all'età di cinque anni e mi considero italiano a pieno titolo.
 
2. Che libro consiglierebbe di leggere ad un adolescente?
“Kontiki” di Thor Heyerdahl che racconta del viaggio avventuroso veramente avvenuto dell'attraversamento dell'Oceano Pacifico con una zattera per dimostrare che le antiche leggende non sono semplici vaneggiamenti ma frammenti di memoria.
 
3. Cosa pensa della progressiva perdita del libro cartaceo a favore dell’ eBook?
Penso che come si sia passato fai rotoli alle pergamene ai libri e dalla scrittura manuale alla stampa si adotterà anche quella digitale ma che il contatto tattile rimarrà importante e pratico.
 
4. La scrittura è un colpo di fulmine o un amore ponderato?
Ho sempre trovato scrivere più formativo della parola orale. Inoltre quando si scrive si ha l'innegabile vantaggio di non essere interrotti.
 
5. Cosa l’ha spinta a scrivere questo libro?
L'avversione verso i pregiudizi e ai luoghi comuni che contrappongo al buon senso.
 
6. Quale messaggio vuole inviare al lettore?
Il messaggio? Non fidarsi se non che di se stessi, di non delegare le proprie scelte a nessuno perché tutti abbiamo le capacità di poter discernere se però ci impegniamo allo stesso modo di uno scultore che fa una pietra e trae la sua opera come se già questa fosse stata imprigionato nella materia.
 
7. La scrittura era un sogno nel cassetto già da piccolo o ne ha preso coscienza pian piano nel corso della sua vita?
Scrivere è sempre stato come trascrivere delle visioni imparando a saperle trasmettere in un linguaggio ordinario.
 
8. C’è un episodio legato alla nascita o alla scrittura del libro che ricorda con piacere?
Se proprio vogliamo rimanere in tema, ebbene sì la nascita in questo periodo del mio, di fa per dire, primogenito, poiché in fondo i figli non ci appartengono mai.
 
9. Ha mai pensato, durante la stesura del libro, di non portarlo a termine?
No. La mia preoccupazione è tuttora rivolta verso la sua accoglienza. La materia trattata è infatti molto pericolosa ad essere trattata.
 
10. Il suo autore del passato preferito?
Aristotele, limitatamente alla logica ma pure Tucidide merita di essere citato.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
In merito sono perplesso. La voce disturba il flusso dei miei pensieri. Inoltre per chi studia testi antichi è necessario confrontarsi con ciò che è scritto. Penso però che si possa utilizzarlo come un buon mezzo di divulgazione.
 
 
 
 
 

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