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BookSprint Edizioni Blog

16 Gen
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Intervista all'autore - Serena Perozzi

1. Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?
Per me, scrivere, è praticamente tutto.
È un modo efficace per tirare fuori emozioni, gioiose o dolorose che siano, che rischierebbero altrimenti di implodere. È un mezzo potente che mi consente di guardarmi dentro e di far confluire all'esterno riflessioni e pensieri che posso, in tal modo, guardare e vagliare con maggiore lucidità.
Il pensiero mi nasce dall'immediatezza di un impulso. La scrittura è il mezzo attraverso il quale permetto a me stessa di traghettare questo impulso verso isole di serenità e di pace. Isole sulle quali approdo solitaria, in un silenzio dell'anima che per me è quiete dei sensi. In questa quiete arriva l'accettazione delle molte situazioni difficili che la vita mi ha messo davanti e che ancora fatico a metabolizzare.
Quindi per me scrivere è un'emozione forte e coinvolgente, che diviene poi serenità e maggiore lucidità e consapevolezza.
 
2. Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?
Questo libro È la mia vita! Ogni singolo racconto parla di me e di frammenti di vita vissuta. Nonostante le diverse "scelte narrative" - talvolta scrivo in terza persona, altre volte in prima, talvolta mi è funzionale il discorso diretto sotto forma di dialogo col mio angelo Custode, ma perlopiù il discorso indiretto, che molto mi aiuta ad analizzare le tempeste della vita con il giusto distacco - il lettore leggerà sempre e comunque la vita di Ester, mio alter ego, guarderà nell'intimo del suo cuore e della sua anima, in questo viaggio attraverso sentimenti ed emozioni spesso contraddittori e contrastanti.
 
3. Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.
Scrivere quest'opera è stato un modo per dimostrare a me stessa che, oltre ad aver molto da dire, ho anche ed ancora, molto da dare.
È stato un ritorno "a me stessa" dopo una vita spesa in larga misura per gli altri.
 
4. La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con se stesso per deciderlo tra varie alternative?
La scelta del titolo è stata semplice.
Ho avuto anzi la sorprendente sensazione che le 6 parole di cui consta il titolo, mi avessero tacitamente accompagnata lungo l'intero percorso di questo "viaggio introspettivo", appalesandosi solo quando l'opera necessitava - per potersi dire davvero conclusa - di un titolo che, con semplicità e direi alla perfezione, ne riassumesse significato e contenuto.
 
5. In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?
In un'ipotetica isola deserta porterei con me lo scrittore i cui romanzi d'amore ho tanto amato... Nicholas Sparks. È l'autore in cui più mi riconosco. Sono storie, le sue, nelle quali pressoché totalmente riesco a ritrovare l'amore, così come io lo intendo.
Se lui o i suoi libri non fossero disponibili, porterei con me alcuni testi di ispirazione buddista. Primo tra tutti "Sono qui per te" di Thích Nhất Hạnh. Un testo illuminante, chiarificatore, che mi trasmise, quando lo lessi, una grande pace interiore.
 
6. Ebook o cartaceo?
Oh beh, nessun dubbio! Cartaceo tutta la vita! Il profumo della carta, la sua consistenza, il poter sfogliare le pagine annotando qua e là con la matita i passaggi salienti. Sono una romantica e vivo di ricordi... ho letto moltissimi libri che per me diventavano puntualmente e fisicamente, la mia più grande compagnia in borsa, nello zaino o sottobraccio. Comunque il "peso" più gradevole e più gratificante di tutti.
 
7. Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?
Non ho mai pensato che potesse o che potrebbe diventare una "carriera", ma se lo diventerà, vorrà dire che ho intrapreso la strada giusta e ne sarò felice.
Di fatto ho iniziato a scrivere i miei racconti in un momento particolarmente complicato e doloroso della mia vita. Era il mese di aprile del 2017, quando, lasciato il mio compagno dopo alcuni anni di convivenza, mi ritrovai sola e sperduta. Nella sofferenza della "perdita" sentii il bisogno di iniziare a tirar fuori ogni cosa che mi angustiava. Ma anche i bei ricordi.
Da quel momento iniziai a scrivere, decidendo poi di aprire anche su fb una pagina che ad oggi ha un buon seguito.
 
8. Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?
Beh, questa domanda in parte si ricollega alla precedente. Non fu un'idea, né alcunché di "premeditato", bensì una necessità quasi terapeutica. Che divenne poi necessità di guardare dentro a me stessa sempre più spesso e con sempre maggior onestà e consapevolezza.
Un aneddoto legato a questa meravigliosa esperienza come scrittrice?
Sono tutt'ora apprezzata da un discreto pubblico femminile disseminato un po' in tutt'Italia... e paradossalmente quasi tutti i miei cari non si sono presi la briga di perdere del tempo per capire cosa tengo dentro al mio cuore, e quindi di leggere anche solamente qualcuno dei miei racconti! Amare constatazioni, ma ho capito, accettato e superato la cosa!
 
9. Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?
Quel che si prova, per quanto mi riguarda, è un'emozione che non ha eguali.
Non è UN sogno, bensì è IL sogno. Che prende forma, che prende vita. Dandoti vita. Nel mio caso, posso dire di aver fatto la mamma sin da piccina. Ho vissuto la mia esistenza facendo e dando tutto, in vista degli altri.
Una vita spesa in funzione "dell'altro" è senz'altro lodevole. Ma quando si perde di vista la propria identità, non è affatto buono.
Questo libro mi ha ridato una identità. Con questo libro mi sono rimessa al centro della mia stessa esistenza. Questo libro sono IO. Io mamma, io compagna, io figlia, io sorella, ma soprattutto IO, DONNA.
E forse per la prima volta, mi sento davvero nei "miei panni", dentro abiti che io stessa ho cucito "su misura" per me.
 
10. Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?
Attraverso fb, i miei racconti hanno girato l'Italia, sono arrivati anche in alcune parti della Spagna a dire il vero.
Ma chi più di tutti ha fortemente creduto in me, desiderando ch'io investissi nelle mie capacità e nelle mie potenzialità, è stato il mio neurologo, psicoterapeuta ed ora meraviglioso amico ed incrollabile punto di riferimento, il dr. Massimo Formica, di Narni (Terni), al quale ho quasi sempre spedito in anteprima i miei scritti... ricevendo puntualmente la sua gratificante "benedizione".
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Non ho un'idea ben precisa al riguardo. Però mi torna in mente quando, bambina, ascoltavo le arcaiche "musicassette" sulle quali non vi erano incise canzoni, bensì le mie fiabe preferite, raccontate da voci talmente dolci e coinvolgenti, che tutt'ora le ricordo con un pizzico di tenera nostalgia.
Credo che, come ogni nuova "invenzione", quella dell'audiolibro porti con sé un buon numero di "pro", ma pure un buon numero di "contro".
Favorite le persone ipovedenti, anziane e tutte coloro che potrebbero far fatica ad approcciare un metodo di lettura dei testi, tradizionale.
Tra i "contro", ed essendo madre di molti figli ho già "sondato il terreno", vi è ad esempio il fatto che ascoltare risulta meno impegnativo che leggere. Escamotage comodo e funzionale a quei "pigri elementi", che invece tanto avrebbero bisogno di applicarsi e di approfondire, attraverso letture attente e di spessore, anche basi e fondamenti della lingua e della grammatica italiana.
 

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1 COMMENTO

  • Link al commento Loreno inviato da Loreno

    Premetto di seguire gli scritti dell' autrice da tempo. Nell' intervista fa sentire la passione che sente nel descrivere quanto sente, confermando la sua profonda sensibilità verso la vita. Per me, Serena è nata per scrivere

    Giovedì, 16 Gennaio 2020 17:07

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