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BookSprint Edizioni Blog

17 Set
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Intervista all'autore - Tatiana Cavola

1. Parliamo un po’ di Lei, dove è nata e cresciuta?
Sono nata a Roma, ma quando avevo 9 anni i miei hanno deciso di trasferirsi in un paesino fuori porta chiamato Valcanneto, quindi da quel momento sono cresciuta a contatto col mare e la campagna di Cerveteri e Ladispoli.
 
2. Che libro consiglierebbe di leggere ad un adolescente?
Non se ne può consigliare uno solo. Bisognerebbe leggerli tutti, dato che ognuno è un'esperienza a sé. Leggere è comunque importante, qualsiasi cosa si legga la mente si apre a nuove idee, nuovi mondi, nuove avventure, nuove scoperte. Si può viaggiare in ogni epoca, in ogni universo (anche immaginario), in ogni parte della Terra, in pochi istanti. Cosa c'è di meglio?
Personalmente, ci sono stati tanti libri che mi hanno cambiato profondamente in momenti diversi della mia vita, ma da adolescente ero particolarmente legata a "La torcia" di Marion Zimmer Bradley. Si tratta della storia della guerra di Troia, rivista in chiave fantasy attraverso gli occhi di Cassandra. Credo ci sia un pizzico di quel libro anche nella mia "Penelopea". O almeno lo spero.
 
3. Cosa pensa della progressiva perdita del libro cartaceo a favore dell’ eBook?
Capisco le attrattive dell'ebook: è più economico e non occupa spazio in casa. Ma vogliamo parlare del fascino della carta? La sensazione di tenere un volume in mano, sentirne il peso, sfogliarne le pagine (ruvide e rigide se è nuovo, lisce e consumate se è stato sfogliato molte volte), annusarne la fragranza. Sì, lo ammetto, faccio parte di quel gruppo di persone che adorano l'odore di un libro. Ogni volta che me ne regalano uno, la prima cosa che faccio è aprirlo per inspirarne il profumo, non importa se sia appena stampato oppure vecchio di decenni, adoro sentire che odore abbia, perché è unico e inconfondibile. Racconta la storia del libro quasi quanto il racconto stesso.
Vogliamo parlare poi dell'aspetto emotivo? Sfido chiunque a regalare un ebook e scriverci una dedica personalizzata. Regalare un libro è regalare un momento, un mattoncino di vita che rimarrà per sempre con chi lo riceve. Io conservo ancora libri che ho ricevuto da bambina o da adolescente e che erano dei miei nonni, dei miei amici di allora o di persone che hanno attraversato la mia vita in un dato momento. Ogni volta che li vedo o che li rileggo mi ricordo di quelle persone o di episodi che sono legati a loro. Con un ebook non potrei farlo e mi sentirei inevitabilmente più povera, non importa quanto io abbia risparmiato comprandolo.
 
4. La scrittura è un colpo di fulmine o un amore ponderato?
Immagino che per ognuno sia diverso. Ho letto e studiato autori che sono arrivati alla scrittura per i motivi più disparati, dai problemi economici agli ideali politici o religiosi. Ci sono solo due cose che li accomunano tutti, nessuno escluso.
La prima è un amore infinito per la lettura e i libri. Non si può scrivere se prima non si è avidi lettori, esattamente come non si può essere grandi chef senza essere fondamentalmente dei golosi. Io ho iniziato a leggere quando avevo 4 anni e devo essere veramente grata ai miei genitori e a mio nonno paterno per avermi circondata di libri dalla nascita. A casa mia i libri sono sacri e credo di aver avuto pochi giorni di vita quando mio padre mi regalò il primo: "Raccontami una storia", un libro di favole e filastrocche, una al giorno.
La seconda è la spinta a voler dire qualcosa, a trasmettere idee e sensazioni attraverso i propri scritti. Non si può spiegare perché è una spinta interiore che non tutti provano e a volte non ha neanche uno scopo ben definito. Io so solo che quando ho una storia che mi gira per la testa non riesco a concentrarmi sul resto fino a quando non la tiro fuori mettendola per iscritto.
 
5. Cosa l’ha spinta a scrivere questo libro?
L'ultimo anno dell'università mi fecero studiare "La tejedora de sueños" di Antonio Buero Vallejo in cui si propone una Penelope molto diversa dalla donna mansueta e passiva che ci ha tramandato Omero e ricordo che già all'epoca mi sembrò molto più verosimile che una donna abbandonata dal marito si rifacesse in qualche modo una vita piuttosto che stare lì ad attendere i suoi comodi facendo la calzetta. Poi, qualche anno dopo, una mia studentessa si stava lamentando delle parafrasi dell'Odissea che le aveva assegnato il professore di Lettere e così iniziammo a dibattere sulla figura di Penelope, scoprendo che la maggior parte delle studentesse non credeva che le cose fossero veramente andate come ci racconta la tradizione omerica. Per i maschietti ovviamente era un'altra storia...
 
6. Quale messaggio vuole inviare al lettore?
Non ce n'è uno solo. Volevo innanzitutto riabilitare un po' la figura di questa donna, rendendola un po' più simile ad una donna vera che non alla classica figura bovina che ci hanno presentato per secoli.
Volevo anche spiegare come la realtà possa essere falsata storicamente, riscrivendo la verità ad uso e consumo degli interessi di qualcuno. Bisognerebbe sempre cercare di andare a fondo nelle cose e negli eventi, se possibile ascoltando tutte le versioni e confrontandole.
Ultimo, ma non meno importante, volevo dimostrare ai miei studenti che quando un autore scrive qualcosa, non va sempre inteso nel senso letterale della cosa. Ho provato a mostrare un'altra possibile interpretazione della famosa tela di Penelope.
 
7. La scrittura era un sogno nel cassetto già da piccolo o ne ha preso coscienza pian piano nel corso della sua vita?
Non saprei dire. So che non ricordo un momento della mia vita in cui io non abbia scritto, per un motivo o per l'altro. Ho iniziato a scuola, quando le maestre prima, i professori poi, mi incoraggiavano a scrivere dei racconti nei miei temi. Alle superiori partecipai anche ad un concorso scolastico per giovani scrittori.
Negli anni ho scritto di tutto, dal semplice diario personale a racconti brevi, poesie... poi a 13 anni decisi che volevo mettermi alla prova abbastanza da scrivere un romanzo. Era un racconto High Fantasy, dato che all'epoca avevo appena letto tutta la saga di Shannara e ne ero rimasta così entusiasta che me la sognavo di notte. Ovviamente, con la costanza che contraddistingue un bambino, non sono mai andata oltre il quarto capitolo. Mi ricordo benissimo il giorno in cui iniziai, armata solo di un quadernone a righe e di una penna a sfera: era l'11 settembre 2001.
 
8. C’è un episodio legato alla nascita o alla scrittura del libro che ricorda con piacere?
Sicuramente la chiacchierata fatta con i miei studenti quando ancora avevo forse solo l'idea del racconto. Ho visto nei loro occhi la disillusione per la scarsa verosimiglianza dei racconti omerici e soprattutto tanta tanta noia. Sarà forse che io ho sempre amato il mondo greco e la sua mitologia, da quando mia mamma a 7 anni mi regalò una versione per bambini de l'"Iliade", ma non potevo accettare che personaggi così particolari e unici generassero solo noia e scherno nelle nuove generazioni. E nei confronti di Penelope in particolare si scagliavano proprio con veemenza, definendola con epiteti davvero poco carini, poverina.
Come molte cose che faccio da quando sono diventata un'insegnante, il libro è nato in classe, dai miei ragazzi e per i miei ragazzi.
 
9. Ha mai pensato, durante la stesura del libro, di non portarlo a termine?
Moltissime volte. Ci sono stati momenti in cui mi ero arresa, in parte perché il mio lavoro mi occupa tantissimo e non mi rimane molto tempo libero da dedicare alla scrittura, in parte perché a volte mi mancavano proprio le idee per mandare avanti la storia. Idee interessanti e non banali quantomeno.
In questo è stato utilissimo aver fatto leggere il libro a varie persone, che non solo mi hanno dato i loro feedback su quanto avevo scritto, ma mi hanno fornito degli spunti che alla fine, dopo un periodo di quasi due anni in cui non scrivevo una riga, mi hanno portato a terminarlo.
 
10. Il suo autore del passato preferito?
Marion Zimmer Bradley. In assoluto. Ieri, oggi e anche domani. Grazie a lei ho scoperto il fantasy e me ne sono innamorata. Credo di avere tutto ciò che lei abbia pubblicato, in italiano e in inglese. Le sue opere spaziano dal fantasy storico alla fantascienza e sono semplicemente geniali. Credo di aver letto "Le rovine di Isis" almeno cinquanta volte e ancora oggi lo inserisco nei miei programmi scolastici per farlo leggere ai miei studenti, nonostante sia fuori catalogo da anni e sia difficilissimo reperirne delle copie, in modo da dibattere del tema della parità dei sessi.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Immagino abbia la sua utilità, esattamente come gli ebook. Ma rimango dell'opinione che il fascino della carta stampata sia eterno e inimitabile.
 

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Martedì, 17 Settembre 2019 | di @BookSprint Edizioni

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