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26 Set
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Intervista all'autore - Giuseppe Gianluca Granieri

1. Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?

Scrivere è il modo migliore di comunicare. L'emozione più forte è sapere che scrivendo difficilmente si dirà ciò che non si pensa. Nella comunicazione verbale accade di dire qualcosa di sbagliato, proprio perché è istintiva, spesso improvvisata. Scrivendo, al contrario, si riflette e si comunica decisamente meglio.



2. Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?

Larga parte. Chi mi conosce è più avvantaggiato nella comprensione dei personaggi del romanzo Un milanese a Catania. Per chi non mi conosce rimangono degli interrogativi, delle curiosità.



3. Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.

Mettere nero su bianco la quotidiana protesta dei buoni siciliani. Screditare i bifolchi. Pubblicizzare l'immenso patrimonio architettonico di Catania. Poi c'è la rivolta morale di chi vorrebbe la Sicilia che merita. Quest'ultima, però, credo che sia pura utopia.



4. La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con se stesso per deciderlo tra varie alternative?

Inizialmente, ho dato poco peso alla scelta del titolo. Poi, quando la fine della stesura era prossima è cominciato un incubo. Ho scritto decine di titoli su pezzi di carta e in diversi momenti della giornata. Poi è arrivata l'illuminazione. Comunque sì è una scelta combattuta.



5. In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?

Solo perché parliamo d'ipotesi, rispondo con un solo autore: Sir Arthur Conan Doyle. In realtà, mi porterei un baule di libri e di vari scrittori.



6. E-book o cartaceo?

In questo preciso momento storico della mia vita dico: cartaceo. Personalmente, ho un rapporto idilliaco con la carta, amo il suo profumo e il suo colore. Adoro la sensazione tattile che mi restituisce la pagina quando la sfoglio. Però credo che il tempo m'indurrà a cambiare idea.



7. Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?

Faccio un lavoro che condiziona non poco la mia vita. Siccome, più passa il tempo e meno amo i condizionamenti, ho cercato rifugio in attività che ti lascia valicare ogni confine. Sì, perché puoi parlare di te o di altri e puoi farlo nel modo che più di aggrada, sempre nel solco del massimo rispetto. Ciò che nella vita reale non riesci a essere, nella vita immaginaria di un romanzo è possibile. Il mio sogno nel cassetto è stato sempre diventare commissario, nella vita reale è impossibile, però potrei scrivere il romanzo di un commissario e immedesimarmi. La scrittura realizza ogni desiderio.



8. Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?

Tutto ciò che mi circonda lo reputo degno di attenzione. D'un tratto ho deciso di mettere su carta quei piccoli fatti che mi hanno emozionato e che mi emozionano. Spesso quando raccontavo degli episodi agli amici vedevo sguardi incantati e labbra sorridenti. Mi son detto: coinvolgiamo tanta altra gente.



9. Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?

Un'emozione seconda solo a quella legata alla nascita dei figli.



10. Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?

Una cara amica. Scelta per quella sua spiccata attitudine a sterminare i peggiori nemici dello scrittore: i refusi.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

Amo troppo lo foreste per non pensare bene della nuova frontiera. Anche se come ho detto prima la carta mi seduce, presto o tardi dovrò innamorarmi dei libri non cartacei.

 

 

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