Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.

BookSprint Edizioni Blog

20 Set
Vota questo articolo
(0 Voti)

Intervista all'autore - John Deer

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?

Sono nato a Padova 32 anni fa e ho deciso di diventare scrittore in maniera del tutto casuale. Ho iniziato a scrivere quasi per gioco nel maggio 2001, col primo racconto che poi avrei pubblicato solo 13 anni più tardi, "Lo scaldarisi". Siccome avevo notato che tutti quelli che leggevano quella storia rimanevano colpiti positivamente, ho deciso di non limitarmi a quell'unico racconto ma di proseguire quest'esperienza scrivendone altri.



2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?

Non ho una fascia oraria precisa che occupo a scrivere. Anche perché oltre a scrivere, amo disegnare e rifornire di carburante la mia fantasia (leggere altri libri). Questo rallenta di parecchio la mia produttività in ambito letterario, ma non riesco a farmene una colpa. A me non basta scrivere: devo anche leggere e disegnare.



3. Il suo autore contemporaneo preferito?

Ne ho più di uno. Senza dubbio al primo posto troviamo Stephen King. Gli altri due non scrivono libri, bensì fumetti, mia grande passione. Uno, anche se è a riposo da molto tempo, è Tiziano Sclavi, il creatore di Dylan Dog. Ritengo che le sue storie più belle, con le sue atmosfere surreali e orrorifiche, siano venate dalla genialità. L'altro è Robin Wood, che talvolta chiamo la "Poesia Incarnata". Riesce a infondere in personaggi come ad esempio Dago e Amanda, una rara umanità e riesce a ricreare ambientazioni dense delle più svariate e suggestive atmosfere.



4. Perché è nata la sua opera?

Ho scritto quel che ho scritto perché un po' perché galvanizzato dalle reazioni positive riscontrate negli altri dal primo racconto, un po' perché quel primo racconto mi ha spinto a scriverne altri. Non penso di essere in possesso di una grande lezione di vita da consegnare all'umanità. Scrivo perché avverto la necessità di espletare le mie fantasie. Tutto qui.



5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?

Abbastanza. Nei miei racconti quando i miei personaggi parlano tra loro, sono spesso presenti inflessioni del dialetto veneto, la terra dove sono nato e cresciuto. Per quanto riguarda la mia tendenza ad analizzare sempre i lati più reconditi dell'animo umano, quello deriva dalle mie letture di cui sopra.



6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?

Ho sempre avuto, sin dalla più tenera infanzia, la tendenza ad evadere dalla realtà. I miei libri non si possono certo definire un affresco del mondo reale. Ho notato che raccontare la realtà va di moda in questi ultimi anni, ma io non ne sarei mai capace.



7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?

Molto. L'autore che ho citato qualche domanda fa, Tiziano Sclavi, una volta in un'intervista ha dichiarato che ogni personaggio che si inventa è un piccolo frammento, una piccola sfaccettatura di noi stessi. Quest'affermazione (anche se non sono le testuali parole di Tiziano) non poteva trovarmi più d'accordo. In questi anni passati a scrivere di un Ezechia Pastrafani, piuttosto che di un Rupert Portatari o di un Gavrilo Brainich, anche se ho spesso preso spunto dalle mie letture e dai film per costruire trame e scenari, ho notato che caratterialmente i personaggi che inventavo rispecchiavano parti di me.



8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?

No. È vero che ho sempre avuto attorno gente che faceva il tifo per me, incoraggiandomi a proseguire con la scrittura. Ma nessuno m'ha mai fornito spunti nei momenti di difficoltà. Quel genere di momenti che si hanno quando non si sa come mandare avanti una storia. Ho sempre dovuto arrangiarmi.



9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?

A mio zio Giancarlo, il quale m'ha dato una mano con le correzioni. E' una persona molto gentile. Alla presentazione del mio primo libro era lui a leggere ad alta voce i brani selezionati da me. Gliene sono molto grato.



10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’e-book?

Ho sempre avuto un pessimo rapporto con le tecnologie. Sono molto legato al cartaceo, all'odore delle pagine, allo spessore di un bel volumone invitante che chiede solo di essere letto. Al di là di tutto ritengo che dopo secoli di libri di carta, l'e-book soppianterà il cartaceo. Personalmente la trovo una rivoluzione asettica, ma poesia a parte credo sia un bene. Meno alberi che vengono abbattuti per un bene che non risulta indispensabile.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

Anche se ritengo che i libri siano fatti per essere letti, penso sia un'ottima trovata. Chissà quanti non vedenti che faticano a leggere in braille potranno usufruirne. E' un espediente che potrebbe aiutarli a coniugare la loro sensibilità tattile ai suoni vocali.  

 

Acquista il Libro sul nostro ecommerce

 

 


Lasciaun commento

 

Ultimi Commenti

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità.
Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001

I contenuti e i pareri espressi negli articoli sono da considerarsi opinioni personali degli autori che
non possono impegnare pertanto l’editore, mai e in alcun modo.

Le immagini a corredo degli articoli di questo blog sono riprese dall’archivio Fotolia.

 

BookSprint Edizioni © 2016 - Tel.: 0828 951799 - Fax: 0828 1896613 - P.Iva: 03533180653

La BookSprint Edizioni è associata alla AIE (Associazione Italiana Editori)