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24 Gen
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Intervista all'autore - Antonio Baudino

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?

Sono nato a Vicenza nel 1931, ultimo di quattro fratelli. In quell'anno il fascismo aveva raggiunto il massimo splendore e il piccolo, incapace re Vittorio Emanuele III, grazie alle campagne d'Africa terminate con l'aiuto del suo "protetto" Benito Mussolini (campagna di Libia del 1927 ed Etiopia 1935/36) aveva raggiunto l'apice della sua gloria terrena: re d'Italia e d'Albania e Imperatore d'Etiopia. A scuola, nelle elementari, a lato del crocifisso c'erano le foto del re, del Papa e di Mussolini. Il Duce era raffigurato con l'elmetto. La sua espressione maschia, volitiva denotava il carattere indomito di un guerriero ma... ascoltando i discorsi dei "grandi" (uno zio aveva combattuto nella Guerra Mondiale) avevo sentito dire che Mussolini era contrarissimo alle guerre, era stato in galera, non aveva mai sparato un colpo di fucile e la guerra l'aveva fatta come barelliere! Non capivo "perché" ora obbligasse i bambini a indossare una divisa, giocare alla guerra con un fuciletto di legno, gli avanguardisti ostentassero un pugnale e le camicie nere fossero militarizzate.

 

Due anni prima della mia nascita Benito Mussolini aveva siglato con la Chiesa di Roma i "Patti Lateranensi", un Concordato che riconosceva al Vaticano particolari benefici, rinnovati in seguito dalla Repubblica Italiana. Era una situazione unica al mondo, eravamo un Paese dominato da tre grandi poteri: Monarchia, Fascismo e Chiesa. Per noi bambini era tutto normale: i fascisti festeggiavano il sabato; alla domenica le chiese erano stracolme di fedeli; i monarchici inneggiavano al re sventolando il Tricolore repubblicano con lo stemma sabaudo. A sette anni appresi, dai discorsi dei "grandi", che mio padre era il maggiore di cinque fratellini e rimase orfano a tredici anni. Nonno Giacomo aveva trentasette anni e, inaspettatamente, nel settembre del 1915 ricevette la cartolina precetto e dovette lasciare moglie e cinque figli per andare alla guerra contro i Kruki. Partì con il Terzo Alpini e fu inviato al massacro con altre centinaia di migliaia di italiani. L'ambizione, la presunzione, l'incapacità tattica, il cinismo dei generali di Sua Maestà provocarono un'interminabile strage di soldati, mandati all'assalto contro le mitragliatrici austriache. Nonno Giacomo sparì al primo attacco, sul monte Rombon. Ne ero assolutamente sicuro, Lui era il Milite Ignoto venerato all'Altare della Patria a Roma! Mia madre, Maria Elisabetta, a diciannove anni abbracciò la bara del suo grandissimo amore: Ruggero. Era il 1918 e quella di Ruggero era una delle ultimissime salme provenienti dalle retrovie della Prima Guerra Mondiale. La vera Storia d'Italia e degli Italiani, volutamente mai uniti dal 1860 a oggi, non coincideva con la realtà dei fatti. Un giorno di maggio il giovane maestro di musica piemontese Michele, figlio di nonno Giacomo, Milite Ignoto tra migliaia di ignoti, e la bella e gentile Maria Elisabetta s'incontrarono casualmente a Vicenza nel principale negozio di musica della città. Fu l'unico evento positivo che scaturì dalla Grande Guerra... e la nascita di noi quattro fratellini fu naturale conseguenza. L'unità d'Italia e degli Italiani non esiste ancora. Dopo il 1860, in un Meridione depredato e lasciato languire nella sua disperazione, l'unica unità lasciata crescere dal nuovo regno fu quella mafiosa delle quattro grandi famiglie che controllano appalti, droga e prostituzione. Fu l'unico ufficio di collocamento e di pubblica assistenza efficiente nato nel 1861 per volontà dei cospiratori contro il Regno delle due Sicilie. A loro dobbiamo la nascita, il rafforzamento, la modernizzazione di mafia, camorra, sacra corona unita e 'ndrangheta. La mia antipatia per monarchia e fascismo iniziò presto, e continuò nel 1938 quando sparì dalla circolazione un mio amichetto e tutta la sua famiglia... grazie alle leggi razziali firmate dal re Vittorio. Due anni dopo, avevo nove anni, scoppiò l'ultima Guerra Mondiale. Nel 1943 il Maestro di musica Baudino Michele, mio padre, a quarantadue anni, terminò la sua vita terrena. Quando le prime bombe "amiche" caddero sulla nostra città, ci rifugiammo nelle colline circostanti, in una casa colonica di proprietà di uno zio. Non c'era l'acqua corrente ne il wc, non esisteva riscaldamento. Il vicino di casa era fascista. I Partigiani avevano un loro presidio non molto lontano. Erano frequenti i rastrellamenti delle brigate nere e dei tedeschi. Alla sera, con molta precauzione, ascoltavamo le notizie da radio Londra. In quel tempo iniziai a registrare avvenimenti e impressioni su un vecchio quaderno di seconda elementare e su foglietti che stipavo in una piccola cassetta di legno. Iniziava così la cronistoria della mia vita, con appunti e riferimenti alle decisioni dei "grandi" e dei continui, assillanti "perché succedono cose tanto insensate". Le poesie in dialetto contro il vicino fascista facevano eco al plauso ai "Partigiani Buoni." Registravo tutto: gli avvistamenti delle "fortezze volanti" in formazione, che rilasciavano lunghe scie bianche, le battaglie aeree, i bengala notturni, i mitragliamenti, le bombe, i voli notturni di "pippo", il piccolo aereo che di notte lanciava rifornimenti ai partigiani... Una nostra carissima zia, professoressa di filosofia che non aveva figli e ci aiutava finanziariamente anche per consentirci di frequentare la scuola, ci aveva regalato l'"Enciclopedia dei Miei Ragazzi". La mia attenzione fu attirata da "Il libro dei perché". Ogni fenomeno fisico, storico, sociale ha un suo perché e quelle letture rafforzarono il mio modo di esaminare ogni eventuale problema che si presentava nella vita. La scuola, la politica, il lavoro la vita quotidiana ci propongono dei "perché?". Sono diventato schiavo del perché! Questo mi ha procurato diversi contrattempi, sia a scuola che sul lavoro. Molti non si chiedono come mai succedono certe cose... o si rifiutano di approfondire alcuni argomenti per convenienza o per paura. Chi detiene il potere lo sa... e se ne approfitta... se procediamo così le cose potrebbero peggiorare ancora... allora, forse, qualcuno comincerà a chiedersi perché...



2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?

Non ci sono momenti particolari. Quando ricordo un fatto, o sento una notizia che mi richiama sensazioni passate, prendo appunti, blocco l'idea, accumulo biglietti, bigliettini, scrivo dove mi capita per elaborare poi, con calma, l'idea, il ricordo emergente...



3. Il suo autore contemporaneo preferito?

Quelli che parlando dell'Italia, dal 1800 a oggi. Gli autori si trovano nelle biblioteche. Lo scrittore Giampaolo Pansa riporta alla luce alcune verità sulla Grande Guerra. Dovrebbe essere un libro di testo adottato da tutte le scuole. La Fallaci racconta altre realtà sottaciute dai media... Tutti dovrebbero leggere il Corano, in primis i politici per capire quanto succede ed evitare dichiarazioni e provvedimenti autolesivi e provocatori. Vangelo, Bibbia, Talmud servono per comprendere altri "perché"... e, tra gli scrittori più "recenti" il modernissimo Platone: (“De re publica" libro VIII) per capire cos'è la Democrazia. Con i "Colloqui con se stesso" di Marco Aurelio ho un'affezione particolare. Una paginetta alla sera, prima di addormentarsi, sarebbe un buon viatico per tutti...



4. Perché è nata la sua opera?

Nasce alla fine di un percorso esistenziale, di esperienze che mi hanno fatto capire l'aleatorietà di questo infinitesimale segmento di vita che ci è stato assegnato. Cosciente di questo, ho pensato di trasmettere a figli e nipoti una traccia di comportamento che, prescindendo dall'interesse personale e materiale, suggerisca la precedenza ai valori morali. Secondo alcuni è un comportamento da imbecilli. Io, dunque, sono un imbecille e più gli anni passano sono felice di esserlo. La tranquillità della coscienza vale molto più di carriera e soldi.



5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?

È stato fondamentale.



6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?

L'evasione dalla realtà non mi appartiene. Lo scegliere tra convenienza e opportunità è l'eterno dilemma d'ogni essere umano. Quando qualcuno mi chiede perché ho deciso di scrivere e d'intraprendere la carriera di scrittore... do una risposta da medico condotto: "se uno è costipato... prende la purga e libera l'intestino. Io scrivo e libero il cervello dalle brutture della vita!" A dire il vero il tentativo di liberare il cervello è impossibile visto l'incalzare giornaliero dei media che riempiono giornali, radio, televisioni e internet di cose orribili e assurde. Commentarle e trascriverle su un foglio bianco non è sufficiente; sfogarsi su Twitter o facebook è inutile, spesso è controproducente, demoralizzante quando si leggono commenti improvvisati, non meditati, insulsi... o insulti sgrammaticati di alcuni interventi...



7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?

Tutto! Con un pizzico d'ironia che da forza e coerenza nelle decisioni.



8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?

Mio nonno Giacomo, esempio di ciò che significò una guerra per milioni di persone. Mio padre Michele, cresciuto agli "Artigianelli" di Torino con centinaia di orfani e abbandonati dove, grazie al suo talento per la musica, completò gli studi al Liceo Musicale della città. Mia madre Maria Elisabetta che ci allevò tra immensi sacrifici, specialmente durante la guerra e, fondamentale, i bambini abbandonati, sfruttati che ho incontrato in ogni parte del mondo. Bianchi, neri, bruni, biondi ricci... i loro occhi attoniti, lucidi esprimevano un'unica domanda: perché? Non hanno mai avuto una risposta. Nessuno li vede e li ascolta. Nei nostri supermercati abbondano scaffali per cibi, collarini, vestitini, lettini, casette riscaldate per cuccioli, amici dell'uomo. Non ci sono reparti per cuccioli a due gambe... la globalizzazione ha le sue esigenze... e ogni quattro secondi muore un bambino!



9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?

A mia moglie, Maria Teresa, alla quale devo moltissimo.



10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’e-book?

Sicuramente sì! La comodità di avere alla portata di Tablet un'intera biblioteca è entusiasmante. Il libro cartaceo, nelle edizioni che più amiamo, da una sensazione affettiva tattile che nessun smartphone o tablet può dare: libri cartacei? Pochi ma buoni...



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

Un grandissimo aiuto per molte persone...

 

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