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BookSprint Edizioni Blog

27 Gen
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Intervista all'autore - Domenico Di Caterino

1. Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?

Sicuramente è per me auto terapeutico ed arte terapeutico, è una esigenza, uno sfogo, uno strumento di autodifesa delle proprie idee, della propria individuale condizione storica, simbolica, affettiva, cognitiva ed identitaria. Senza scrittura, non c'è cultura e senza cultura non c'è memoria. In un secolo come questo, dove la cultura collettiva diventa individualità connettiva, la scrittura come strumento di una rappresentazione mobile e di movimento di un tempo e di una storia che verrà, è un modo di conservare la propria memoria e renderla mobile e fluida. Mi chiedi l'emozioni che provo? Il piacere di ascoltare me stesso in connessione permanente, ma mobile, con l'altro.

 




2. Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?

Questo libro è il terzo di una trilogia, che mira a fare comprendere come sia possibile per un "artista" continuare a vivere del proprio lavoro e della propria ricerca artistica, pur facendo un altro lavoro. In questo mondo dove la ricerca e la cultura sono stati progressivamente annientate nel nome della specializzazione, della professionalizzazione e dell'omologazione dei valori di mercato e delle sue fiere della vanità dettate dallo stesso mercato, l'unica resistenza possibile è auto analizzare la propria esperienza e consegnarla alla comunità ed al pubblico, sperando in un futuro utopico dove i contenuti del pubblico e del privato non collimino come nel quadro storico e sociologico attuale. Questo libro è il racconto di una tappa di un uomo che tenta di comprendere il sistema di valori nei quali sono inquadrati il suo lavoro, la sua vita, la sua ricerca e la sua cultura. "Altro sistema dell'arte" guardava altro, "Oltre il sistema dell'arte" guardava oltre e "Dentro il sistema dell'arte" fotografa quello che penso sia diventato il sistema dell'arte contemporanea e come i suoi tentacoli arrivino ovunque e dovunque, nessuno è escluso, compreso me: Uno che scrive da una periferia di un'isola, da un'isola periferia di una nazione, da una nazione periferia di un continente, da un continente che è periferico ad un altro continente. Perfino uno come me è "dentro il sistema dell'arte".



3. Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.

Ho scritto "Dentro il sistema dell'arte" per la voglia di comprendere le dinamiche che rappresentano la mia condizione, che è come quella un qualsiasi artista di frontiera, di una periferia qualsiasi, di un'isola qualsiasi, in un mondo sempre più interconnesso e globalizzato che sembra avere perso il suo centro, la sua circolarità e la sua polarità. Tutto sembra girare intorno all'ego d'artista, ma in realtà non gira nulla intorno all'artista contemporaneo, neanche la sua economia e quotazione di mercato (quando questa è presente).



4. La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con se stesso per deciderlo tra varie alternative?

Avevo una idea chiara e sequenziale nello sviluppo delle argomentazioni, la mia formazione principale è di scultore, ragion per cui, mi piace girare e muovermi intorno alle cose e ad i concetti, affronto, leggo e ragiono sul "sistema dell'arte" come fosse un pietra dura, cerco di capire come fare saltare i pezzi inutili, di comprenderne le crepe, le possibilità, la resistenza a compressione e trazione e le sue possibilità espressive, dando forma al tutto attraverso schizzi di diversi punti prospettici diversi: "Altro sistema dell'arte", "Oltre il sistema dell'arte", ora "Dentro il sistema dell'arte"..., poi continuerò questi lenti movimenti di prospettiva per capire la mia relazione con lo spazio cognitivo che abito e che si è auto costruito per artisti storicamente periferici come me.



5. In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?

Abito e vivo in un'isola, non deserta ma neanche con una significativa densità di popolazione, per questo "politicamente" irrilevante per il "mercato elettorale" nazionale italico. Mi auguro cresca a dismisura la sua condizione demografica per acquisire un diverso peso politico, per cui tutto mi auguro tranne che finire in un'isola deserta (tra l'altro è una condizione che potrei raggiungere a nuoto se volessi); ma seguendoti nel ragionamento, porterei proprio "Dentro il sistema dell'arte", mi piace partire e costruire possibilità a dimensione della mia esperienza di vita; ovviamente se la domanda fosse stata diversa, mi sarei concesso il lusso di portarmi altre letture...



6. E-book o cartaceo?

Preferirò sempre il supporto cartaceo, non posso rileggere un E-book se decido di raggiungere un'isola deserta per viverci, come farei a batteria scarica?



7. Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?

In realtà io non ho deciso di scrivere, scrivo e mi racconto per continuare a vivere, studiare e ricercare e per difendermi da quei pessimi "studenti" e "docenti" che vorrebbero impedirmi di raccontarmi, in genere non riescono a farlo con valide argomentazioni e provano a farlo con diffide dei loro studi legali che ovviamente si traducono in carta igienica, nel tempo sono diventato un "collezionista" dell'assurdo...



8. Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?

"Dentro il sistema dell'arte" nasce come è configurato nella narrazione, da due testimonianze scritte di due amici artisti, che sono diventate l'introduzione del libro, mi hanno "taggato" in questi loro "stati" via social network ed hanno attivato una interconnessione mobile che ha portato a questa fotografia. Uno è di area romana, usa lo pseudonimo di Iskra Iskra, l'altro è un toscano Carlo Sain, entrambi hanno letto "Altro sistema dell'arte" e si sono connessi a distanza in questo processo di elaborazione mobile di un presente tristemente in stand by dalla fine dell'ottocento, peccato che nel frattempo si è passati da una economia industriale ad una digitale e non sono proprio la stessa cosa...



9. Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?

Vedere un proprio libro stampato, ti procura la stessa emozione di guardare una fotografia, un quadro o una scultura, ti da la dimensione dello scorrere del tuo tempo, è uno strumento che ti mette in condizione di misurare la tua esperienza di senso cognitiva e sensoriale, è l'emozione dell'essere vivi e di potere rispondere "presente" all'interrogazione sulla propria vita.



10. Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?

La correttrice bozze della BookSprint è stata la prima a leggere "Dentro il sistema dell'arte" come progetto, anche se a pezzi frammentati nel tempo un poco tutti i riferimenti social della mia rete d'interconnessione mobile l'hanno seguito e commentato durante la sua gestazione. Se invece mi chiedi chi ne ha vissuto la sua gestazione e la mia frustrazione quotidiana nel concepirlo, ovviamente mia moglie, Barbara Ardau, compagna di arte e di vita, è la mia benzina, senza di lei, tutto il resto sarebbe noia, non gioia come è, ma noia, noia, noia (ovviamente sto citando Franco Califano).



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

Non vedo l'audiolibro come una nuova frontiera. I libri si sono sempre letti e qualcuno li ha sempre ascoltati, il mio audiolibro ha il suono della mia lettura e la scrittura della mia interazione con lei. Il più grosso limite dell'audiolibro è proprio quello di non consentire il diritto di replica, e senza replica e interazione linguistica non c'è lo sviluppo e l'elaborazione del linguaggio, lo si subisce passivamente...



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