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08 Lug
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Intervista all'autore - Silvia Cocconi

1. Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?

Attraverso la scrittura riesco ad esprimere me stessa fino in fondo. I sentimenti e le emozioni che descrivo, non uscirebbero mai così chiari, sinceri e profondi da un dialogo parlato. Quando parlo, soprattutto dei miei sentimenti, mi accorgo di avere una tendenza a razionalizzare, a mettere "filtri" che mi consentano di non espormi troppo. Quando scrivo invece, è come se alcuni canali dentro me improvvisamente si aprissero, liberando il potenziale emozionale in tutta la sua pienezza, in tutta la sua forza.



2. Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?

Sebbene la storia e i personaggi siano frutto della mia fantasia, nel racconto si possono ritrovare elementi del mio vissuto, ad esempio nel rapporto tra madre e figlia e nei riferimenti al mondo dell'arte, data la mia formazione scolastica superiore ad indirizzo artistico. Devo ammettere che anche alcuni tratti caratteriali della protagonista mi appartengono. Inoltre, anch'io, come lei, sono in costante cammino per ricercare la parte più vera di me stessa.



3. Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.

Scrivere questo romanzo ha rappresentato la realizzazione di un sogno coltivato fin dall'infanzia. Non solo, ha anche significato vincere una sfida con me stessa, superare quei limiti che da sempre mi sembravano insormontabili. Non avrei mai creduto di riuscire ad esprimere, attraverso un racconto semplice e fresco, la mia parte più istintiva ed autentica.



4. La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con se stesso per deciderlo tra varie alternative?

Più il racconto prendeva forma, più diventava nitida l'idea del titolo. Diciamo che, già a metà del romanzo, ero certa che avrei inserito il tema dei girasoli. L'idea iniziale però, prevedeva un titolo più lungo ed articolato, poi seguendo il suggerimento di alcuni amici, ne ho semplificato forma e struttura, fino ad arrivare al messaggio essenziale.



5. In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?

Sicuramente porterei con me "Venuto al mondo" di Margaret Mazzantini. Per me la Mazzantini rappresenta un modello di riferimento, soprattutto per lo stile e per la forza con cui le sue parole arrivano al lettore. In particolare, credo che questa sia in assoluto la sua opera più potente e commovente; per il tema trattato, per la magistrale capacità di ricostruire lo scenario storico-sociale, per lo spessore dei personaggi e per la cura nella descrizione dei luoghi.



6. E-book o cartaceo?

Da questo punto di vista mi ritengo una “nostalgica romantica”, adoro sfogliare le pagine dei libri, sentire il profumo della carta stampata, e conservare gelosamente le copie originali nella libreria di casa.



7. Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?

Non mi ritengo una scrittrice, ma un’appassionata di scrittura. Anche se nella vita mi occupo di tutt’altro, amo scrivere e mi ci dedico ogni qualvolta il tempo me lo concede. Ci sono stati periodi in cui, per svariate ragioni, ho smesso di farlo; ma mai come quando scrivo mi sento radiosa e vitale. Erano anni che desideravo scrivere un romanzo, ma non avevo la storia. Poi, all’improvviso, in un giorno come tanti è arrivata l’idea, ed io non ho fatto altro che darle forma.



8. Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?

L’idea di questo libro è nata in maniera alquanto originale, attraverso un’informazione ricevuta casualmente. Quando pensavo al tema che avrei voluto trattare, sapevo che doveva riguardare l’universo femminile, la capacità di relazionarsi delle donne e la loro dimensione interiore; ma mancava la trama che avrebbe dato vita a tutto questo. Un giorno, per caso, comunicavano per radio l’apertura di una mostra importante di Van Gogh, e magicamente, da quel dettaglio sono nati storia, luoghi e personaggi.



9. Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?

Inizialmente ho provato incredulità, poi emozioni fortissime, ed ora anche grande soddisfazione, appagamento e gioia nel sapere che le persone lo leggono volentieri.



10. Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?

Le prime persone a leggerlo sono stati due amici: Anna e Salvatore. A loro devo la mia gratitudine, perché hanno creduto fin da subito nella validità dell’idea e mi hanno offerto preziosi suggerimenti.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

Penso che l’audiolibro offra finalmente a tutti la possibilità di approcciarsi alla narrazione; ma non mi sento di appoggiarne l’uso incondizionato. Per esempio non ne condivido l’utilizzo quando questo diventa un ulteriore mezzo per ottimizzare il proprio tempo quotidiano.


 

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Mercoledì, 08 Luglio 2015 | di @BookSprint Edizioni

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